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La morte di Anita Garibaldi, eroina dei due mondi

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Garibaldi e il maggiore Leggero trasportano Anita morente (Pietro Bouvier)

La morte di Anita Garibaldi è uno di quegli episodi che fanno grande la storia del Risorgimento italiano. La rivoluzionaria non era meno coraggiosa del marito Giuseppe Garibaldi

Fin da quando era bambina, sembrava che ad Ana Maria (il suo nome di battesimo) scorresse sangue rivoluzionario nelle vene. Conobbe l’eroe nel 1839: Giuseppe Garibaldi si trovava in Brasile perché, in seguito al fallimento dell’insurrezione mazziniana del 1834, aveva riparato in Sud America.

Fu subito un colpo di fulmine per entrambi. Condividevano gli ideali repubblicani e tornarono in Italia insieme per fare la rivoluzione.

La sua vita fu costellata di avventure. Appena partorì il primo figlio da appena dodici giorni, fu costretta ad una fuga per salvarsi dai soldati.

Portrait di Anita Garibaldi
Portrait di Anita Garibaldi | Foto © rai.it

Anche alla sua morte si trovava in fuga. Il 4 luglio 1849, dopo il fallimento della Repubblica Romana, i repubblicani dichiararono la resa. Garibaldi decise di spostarsi verso Venezia, che ancora resisteva agli austriaci. Anita era incinta ma non aveva abbandonato il fianco del suo amato. Quando arrivarono nei pressi di San Marino, la donna era febbricitante.

A Cesenatico si imbarcarono, ma all’altezza di Punta di Goro le navi austriache gli impedirono di proseguire. Sbarcati, cercarono di seminare i loro inseguitori. Fu nelle valli di Comacchio che perdette conoscenza e portata al riparo alla fattoria Guiccioli a Mandriole, vicino Ravenna.

Da quelle mura non uscirà mai più: morì il 4 agosto 1849.

Garibaldi e il maggiore Leggero trasportano Anita morente (Pietro Bouvier)
Garibaldi e il maggiore Leggero trasportano Anita morente (Pietro Bouvier) | Foto © Museo Risorgimento di Milano

Data la situazione di allarme non ci fu la possibilità di seppellirla, e così fu interrata dal mugnaio della fattoria in una brughiera.

Il 10 agosto, il suo cadavere fu scoperto da un gruppo di ragazzini della zona.

Si aprì un caso: il corpo sembrava aver subito delle percosse. Queste dicerie vennero alimentate anche per tentare di mettere in cattiva luce il marito.

Vennero interrogati anche i membri della famiglia Ravaglia, presso cui Anita morì, infine fu decretato che la causa della morte furono le “febbri perniciose”.

Oggi la Fattoria Guiccioli è diventata un Museo, dedicato ad Anita. Ogni anno, in occasione dell’anniversario della sua morte, si tiene una commemorazione.

Nel 2018, è venuta una delegazione dal Brasile per commemorare la rivoluzionaria.


La storia di Ravenna è ricca di donne gloriose e di guerrieri, di grandi sogni e ospita sepolture davvero degne di nota.

Chiara  Guerri

Chiara Guerri

Il viaggio è la mia dimensione, l'amore per la scoperta una delle sue forme.

A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Ultima modifica: 20 Marzo 2021

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