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Comune di Ravenna

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Dante Alighieri

Tutti i luoghi di Ravenna legati alla memoria del Sommo Poeta

Ultimo rifugio del “ghibellin fuggiasco”, Ravenna deve essere stata per Dante Alighieri una destinazione a cui lungamente aveva aspirato, quale contesto finalmente favorevole per sé e per riunirvi i membri della sua famiglia. A dimostrarlo è il rapporto che mantenne con la città, la familiarità che dimostrò di avere con il territorio e con la famiglia dei conti da Polenta, come confermano diversi suoi scritti.

Tra i fattori positivi del suo esilio a Ravenna, anche quello di avere una possibile fonte di retribuzione, grazie all’incarico di rappresentanza garantitogli da Guido Novello da Polenta quale suo ambasciatore a Venezia presso il doge Giovanni Soranzo.

Le fonti storiografiche ci raccontano infatti che l’accettazione di questi incarichi, con il conseguente trasferimento di Dante a Ravenna, era stata preceduta da molteplici richieste e accordi di tipo economico. Ciò fu reso possibile nel 1311 anche grazie ai comuni legami con i cugini – i conti Guidi – già protettori di Dante, come si legge in un’accorata lettera di Dante all’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo.

Il periodo che Dante trascorse a Ravenna con i figli Pietro e Jacopo, che si accingevano alla stesura dei Commentari alla Commedia, e Antonia, che a Ravenna si fece monaca con il significativo nome di Suor Beatrice, è cruciale per la sua opera. Qui aveva tranquillità e ispirazione, qui completerà la composizione del ciclo della Commedia, qui venne colto dalla morte, causata dalla malaria contratta durante una sua missione a Venezia, e qui, ancora oggi, sono custodite le sue spoglie.

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Palazzi, strade, basiliche, biblioteche, monumenti e l’intero territorio attorno alla città sono stati, senza ombra di dubbio, l’orizzonte visivo e culturale che più ha influito sulle immagini raccontate in alcuni canti della Commedia. Ancora oggi le sue tracce e i suoi versi riecheggiano in molti luoghi della città andando a suggerire un itinerario di memorie e approfondimenti a lui dedicati. Dall’attuale Palazzo Rasponi, probabilmente il Palazzo dei da Polenta dove soggiornò dal 1313 al 1321, al convento di Santo Stefano degli Ulivi, che accolse la figlia Antonia – Suor Beatrice, alla Casa dei Polentani, in via Zagarelli alle Mura, dove Dante immaginò di incontrare Francesca da Polenta (Inferno V Canto).

Numerose le case degli amici di antica data, nonché esuli fiorentini, come Fiduccio de’ Milotti, di origine certaldese, che a Bologna aveva studiato medicina e che di Dante era amico stretto, o la famiglia Traversari, la prima di Ravenna citata con rimpianto nella Commedia, o ancora di Pietro Giardini, che Boccaccio indica come il più intimo amico di Dante a Ravenna e che sarà il primo a venire informato del ritrovamento dei 13 manoscritti mancanti della Commedia. Fondamentali anche la rigogliosa costa adriatica e i monumenti secolari.

Dal Lido e alla Pineta di Classe con il celebre querceto, che Dante vive e fa rivivere come la “Divina foresta”; o, ancora, le maestose basiliche di Sant’Apollinare o di San Vitale, dove il Poeta Vate raccoglie volti e storie da inserire nel suo Paradiso, o i mosaici della volta del Mausoleo di Galla Placidia, con quella luce calda e soffusa, che lo accompagneranno fino all’ultimo cielo a incontrare Beatrice. E infine la Basilica di San Francesco dove furono celebrati i suoi funerali e che ricorda la sua figura ogni giorno con dei rintocchi a lutto.

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