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KLIMT E TEODORA: L’INCANTO DELL’ORO

Dettaglio del corteo di Teodora (Basilica di San Vitale, Ravenna)

Prendiamo un uomo e una donna.

LUI

Lui, Gustav, di cognome fa Klimt. È un artista: il più importante di Vienna e della Secessione Viennese.
Un tipo affascinante, solitario e un po’ strano. Ama tantissime donne ma torna sempre a casa dalla mamma. È desiderato e acclamato dalle dame più in vista della città, che da lui vogliono un ritratto. Spesso anche qualcosa di più.

Coglie nel mondo femminile qualcosa di oscuro e provocante, sensuale e pericoloso. Della femme fatale fa il centro della sua arte e della sua vita tanto da essere ribattezzato, scherzosamente, il Frauenversteher (l’intenditore di donne).

Gustav Klimt nel 1913
Gustav Klimt nel 1913, in una foto di Anton Josef Trčka | Foto © Wikimedia

LEI

Lei si chiama Teodora. È la moglie dell’Imperatore Giustiniano.
Procopio di Cesarea ce la descrive come una giovane bellissima, intelligente, ironica, che dal circo e i lupanari riesce ad arrampicarsi fino al trono di Bisanzio.
Giustiniano, per poterla sposare, le dona d’ufficio un titolo nobiliare, aggirando così la legge che vietava matrimoni tra imperatori e comuni mortali.

Tra Gustav e Teodora ci son 770 chilometri e quasi 1400 anni.
Ma non è un problema: si incontreranno.

TEODORA NELL’ARTE VIENNESE DI FINE OTTOCENTO

Gustav Klimt, figlio di un orafo Boemo, studiò alla scuola d’arte e mestieri dell’Austria. Oltre alla pittura imparò anche la tecnica del mosaico e, di sicuro, studiò la storia di Teodora e l’arte bizantina.

Lo scalone del Kunsthistorisches Museum

Nel 1891 Gustav, suo fratello Ernst e l’amico Franz von Matsch furono incaricati di decorare lo scalone del Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Il tema era la rappresentazione della storia dell’arte dall’Antico Egitto all’Ottocento.
Come incarnazione dell’arte romana e bizantina Franz scelse Teodora, ispirandosi liberamente ai mosaici di San Vitale.

Vienna, Kunsthistorisches Museum, Teodora, Franz Von Matsch.
Vienna, Kunsthistorisches Museum, Teodora, Franz Von Matsch.

La Medicina dell’Università di Vienna

Anni dopo a Gustav fu commissionata la decorazione del soffitto dell’Università di Vienna, nel 1894, oggi purtroppo perduta. I Quadri delle facoltà scandalizzarono: la Medicina, soprattutto.
Anziché rappresentare il trionfo della scienza, Gustav inserì figure nude e decadenti, il cui destino era tutt’altro che felice.
Dominava la scena Igea, figlia di Asclepio e dea della salute.
Era in piedi, severa, magnetica, con i capelli raccolti in un’acconciatura preziosa. Il suo corpo, bidimensionale, si smaterializzava dietro i ricami d’oro della veste.
Una probabile citazione di Teodora.

Teodora icona di bellezza e inquietudine

A dirla tutta la basilissa, in quegli anni, era diventata un’icona di bellezza ed inquietudine anche grazie all’opera teatrale Théodora, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1884 e scritta da Victorien Sardou. Una storia d’amore tra Teodora e un greco, Andrea, che avrà la sua drammatica conclusione con la sommossa di Nika.
La grande Sarah Bernhardt interpretò l’imperatrice e fu immortalata, dal fotografo Paul Nadar, con ornamenti e abiti che citavano quelli nei mosaici ravennati.

GUSTAV, TEODORA E ADELE

Gustav Klimt, poco propenso agli spostamenti, nel 1903 visitò Ravenna per due volte.
Quanto sarebbe bello sapere le emozioni e i pensieri dell’artista all’interno della basilica di San Vitale, quando il suo sguardo finalmente si posò su Teodora!
Si sa solo, con certezza, che dopo la permanenza a Ravenna raggiunse il massimo splendore il suo Periodo Aureo (1900-1910): l’apice della maturità artistica e il trionfo dell’oro.

Il ritratto di Adele Bloch-Bauer (1907)

Nel ritratto di Adele Bloch-Bauer (1907) sembra che Klimt abbia voluto, per un attimo, far scendere Teodora dalla parete ravennate.

Neue Galerie New York, Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer.
Neue Galerie New York, Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer, ph. Hulya Kolabas.

Adele Bloch-Bauer, intellettuale e moglie di un imprenditore nell’industria saccarifera, ricorda l’imperatrice. Ha un simile ovale idealizzato del volto, le sopracciglia e il naso nobili, gli occhi grandi che fissano un punto lontano. I capelli, nerissimi, son come una cupa aureola. La pelle pallida ha la tinta di una pasta vitrea ma qui è morbida e attraversata da un vago rossore languido. Il corpo si sfalda e si smaterializza in lamine d’oro che, come tessere musive, con i loro andamenti, ci suggeriscono l’irraggiarsi dell’ampia gonna. Son lampi di luce, interrotti da simboli, esoterici e misteriosi.

La forma del trono e la tappezzeria son gioielli accecanti dalle forme sinuose, in cui si colgono a fatica forme quadrate, tonde, tessere, spirali ondeggianti.
È tutto oro che ferisce gli occhi.
Da un angolo a sinistra emerge una piccola porzione di verde: è lo stesso del prato spoglio di San Vitale su cui non poggiano, ma fluttuano, senza ombra né gravità, i preziosi calzari dell’Imperatrice ravennate.

Prendiamo un uomo e una donna divisi da 770 chilometri e quasi 1400 anni. Gustav Klimt e Teodora.
Facciamoli incontrare. Come risultato nasce uno dei dipinti più affascinanti e preziosi del mondo.

Il Ritratto di Adele Bloch-Bauer: un’opera da 135 milioni di dollari.

Alessandra  Bollini

Alessandra Bollini

I tre capisaldi: Dante, le storie nell'arte e raccontarle.

A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Data pubblicazione: 2 Febbraio 2024
Data revisione: 2 Febbraio 2024

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