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Gustav Klimt

Via Argentario, 22 - Ravenna

“Arrivato qui ieri sera sano e salvo – acquazzone tutta la notte – persino in camera pioggia dal soffitto – oggi finalmente il sole – Ravenna molto misera – i mosaici di incredibile splendore. Saluto cordialmente te e gli altri. Gustav”
(Cartolina da Ravenna, 1903)

Nel maggio del 1903, e poi successivamente nel dicembre dello stesso anno, GUSTAV KLIMT, allora 41enne e già consacrato tra i più celebri artisti europei, scese in Italia alla ricerca di nuove fonti di ispirazione e di bellezza pura, giungendo anche a Ravenna.

Due sono i commenti che conosciamo grazie alle cartoline spedite ai suoi conoscenti. In entrambe Klimt esprime primariamente uno snobistico fastidio per il clima uggioso e per il contesto socio-economico modesto che vi si respira.

Lontano dai fasti di Vienna e dagli splendori della Secessione, non pare insomma per nulla presagire quelli che, solo pochi anni dopo, saranno la dissoluzione dell’Impero e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Maltempo e alloggio modesto a parte, Klimt rimane folgorato da quel che − come il suo amato oro − gli appare a Ravenna altrettanto significativamente eterno: il mosaico. In confronto alla parte di miseria che lo circonda dovrà ammettere, quindi, nello scrivere alla sua compagna, che “i mosaici sono di incredibile splendore”.

Figlio dell’orafo Ernst Klimt ed avendo lui stesso buoni studi tecnici di arte musiva alle spalle, ebbe modo di conoscere a fondo ed ammirare l’arte dei maestri ravennati nell’accostare le tessere dei mosaici bizantini, e restò folgorato dalla luce dorata dell’antica Bisanzio che vi brillava.

Da quel momento, la lavorazione con la materia “oro” acquista davvero una valenza espressiva, tanto da fornirgli la trama cromatica principale dei suoi quadri: è il cosiddetto “Periodo d’Oro”, che ha iniziato proprio a Ravenna.

Da quella vivida esperienza nel cuore dell’atmosfera bizantina il pittore torna in Austria ancora più determinato a dedicarsi tout court al mondo della bellezza, creando Le tre età della donna (1905), Ritratto di Adele Bloch-Bauer (1907) e la sua opera forse più famosa, Il Bacio (1908).

FOCUS

A Ravenna una donna di Klimt

Tra Ravenna e Gustav Klimt c’è un legame speciale. Se, in occasione delle sue visite in città, il massimo artista della Secessione si nutrì dello splendore inebriante dell’oro dei mosaici bizantini, la città custodisce oggi al MAR- Museo d’Arte della città di Ravenna, un disegno dell’artista, Nudo di Donna.

Realizzato nel 1914-15 a guerra mondiale scoppiata, il dipinto fu fatto acquistare nel 1919, un anno dopo la morte dell’artista, su commissione di Corrado Ricci per l’allora Accademia di Belle Arti.

Dunque, dieci anni dopo la sua visita a Ravenna, negli anni in cui Sigmund Freud teorizza l’origine sessuale delle nevrosi e Weininger pubblica Sesso e carattere, anche Klimt pone al centro della sua ricerca grafica un corpo femminile, attraverso le sole forme morbide e leggere del disegno, libero dagli ori e dalle preziose tessere musive, quale espressione di pura sensualità ed erotismo.

A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Ultima modifica: 13 Gennaio 2023

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