BETA VERSION
myravenna-logo-negativo

BLOG UFFICIALE DI RAVENNATOURISM

La Piadina a Ravenna

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

«Che ne sai della Romagna, che ne sai della piadina
non c’è solo l’acqua, non c’è solo la farina»
(R. Casadei)

In effetti nel cibo di Romagna c’è molto di più! Non solo ingredienti ma soprattutto mare, sole, mosaici e una serie di curiosità. Noi ve ne diciamo alcune.

Per tutto il resto c’è il Consorzio di tutela e promozione Piadina Romagnola.

La piadina romagnola, Giallo Zafferano
La piadina romagnola | Foto @ giallozafferano.it

STORIA E FUTURO

La Piadina arriva dalla tradizione gastronomica etrusca, 1200 anni prima di Cristo. Grazie all’Impero Romano e i barbari giunge alla sua prima nomina in un documento della fine del 1300.

Nel XX secolo, grazie a nuove farine che la rendono più facile da preparare, avrà un grande successo. Nel Dopoguerra diventa un punto di riferimento gastronomico che distingue la Romagna. È proprio in questi anni che spuntano i primi chioschi, elemento oramai distintivo del paesaggio nostrano.

Piadina del Mare, chiosco del Grand Hotel (Cervia)
La Piadina del Mare, chiosco al Grand Hotel (Cervia) | Foto @ assaporalaromagna.it

NOMI E DIMENSIONI

In alcune zone si può chiamare Piê, Pièda, Pìda, Pjida, ma a Ravenna si dice “Piadina”, come cantava Raul Casadei.
Farcita con salumi, formaggi, squacquerone e fichi caramellati, è comunque la più “alta” della Romagna. Spessa circa un dito e dalla consistenza “tamugna” (ovvero densa), è buona anche vuota.

Esiste anche la versione “chiusa”, ovvero il crescione.

QUELLE MACCHIE SCURE

Sapete come si riconosce una piadina fatta con strutto da una fatta con l’olio?
Avete presente le numerose “macchie” che si vedono sulla piada? Se sono più scure significa che è stato usato lo strutto. Viceversa, allora è presente l’olio.

PASCOLI E MORETTI

Ecco fatto, – disse infine la Menghinina e parve più vecchia, perché un altro po’ di bianco le s’era posato sui capelli, sul corpetto, fin sulle ciglia.
Prima d’impastare, pensò al fuoco.
Per cuocere la piada occorre la fiamma, la bella fiamma caduca, la vampata, il falò.
Il grande testo rotondo, grande quanto lo staccio, deve riscaldarsi così prima che vi si adagi la pasta…

Il resto del racconto di Marino Moretti lo potete leggere qui.

Lasciamo adesso la parola al grande poeta, Giovanni Pascoli.

«…» Ma tu, Maria, con le tue mani blande domi la pasta e poi l’allarghi e spiani;
ed ecco è liscia come un foglio, e grande come la luna;
e sulle aperte mani tu me l’arrechi,
e me l’adagi molle sul testo caldo, e quindi t’allontani.
Io, la giro, e le attizzo con le molle il fuoco sotto,
fin che stride invasa dal calor mite, e si rigonfia in bolle:
e l’odore del pane empie la casa. «…»

(Tratto da “La Piada”, G. Pascoli. 1909. Nuovi Pometti)

SUL WEB (TRA MUSICA, TRASH E COMICITÀ)

Anche in rete la piadina ha guadagnato un posto di tutto rispetto, ad esempio  il Valzer della PiadinaMagna la Piadina di Alberto Pazzaglia, l’imolese Rosy Velasco con La Piadina, ma anche Luca e Paolo con l’episodio di Camera Café del 2017, “Progetto Piadina“, e a salire “Freak” di Samuele Bersani (“Hai più pensato a quel progetto di esportare la piadina romagnola?” ).

E chiudiamo con una rarissima versione hip hop su questo cibo delizioso  appetito con la “Hip Hop Pida” e le ricette del Consorzio.

 

A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Ultima modifica: 26 Febbraio 2021

#correlati

Precedente
Successivo
[uwp_login]