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Comune di Ravenna

Tomba di Dante Alighieri

Via Dante Alighieri, 9 - Ravenna
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Un cartiglio in marmo, “Dantis Poetae Sepulcrum”, posto sull’ingresso del piccolo edificio, ribattezzato affettuosamente “la zuccheriera” per le dimensioni contenute a fronte di uno stile neoclassico, indica che si è davanti al sepolcro commissionato all’architetto Camillo Morigia nel 1870, per concedere la pace eterna alle spoglie del Sommo Poeta.

Fino ad allora anche le esimie spoglie, infatti, così come era stato in vita per Dante, avevano peregrinato da un primo sarcofago, posto all’esterno della Chiesa di San Francesco a un piccolo monumento fatto costruire dal Podestà veneziano Bernando Bembo, a una rozza cassetta in legno nascosta in un muro.

È infatti qui, in una parete del Quadrarco di Braccioforte, antico oratorio del convento adiacente che, il 25 maggio del 1865, un muratore chiamato a eseguire alcuni lavori di manutenzione al convento, rinvenne casualmente una cassetta di legno, la quale, venne salvata dalla distruzione grazie a un giovane studente, Anastasio Matteucci, che con la più grande sorpresa lesse e interpretò:

“Dantis ossa a me Fra Antonio Santi hic posita anno 1677 die 18 octobris”

ovvero:

“Queste le ossa di Dante da me collocate in data 18 ottobre 1677”

Anni dopo si scoprirà che la preziosa cassetta era stata collocata nella parete del chiostro dai frati francescani, per paura che le spoglie di Dante potessero essere sottratte nottetempo dai fiorentini, i quali non si erano mai rassegnati ad averne perso la proprietà e si erano presentati più volte a reclamarle.

Al momento del rinvenimento la cassetta e il suo prezioso contenuto risultarono in buono stato e vennero trasferiti nel nuovo mausoleo di Morigia, voluto dal cardinale legato Luigi Valenti Gonzaga che, per questo, fece apporre anche il suo stemma sopra l’ingresso.

All’interno del sepolcro il Poeta è rappresentato accanto a un leggio, in un bassorilievo dello scultore del ‘400 Pietro Lombardo, con l’epitaffio latino datato 1327 di Bernardo Canaccio che recita:

“Iura monarchie superos Phlaegetonta lacusque / lustrando cecini fata volverunt quousque sed quia pars cessit melioribus hospita castris / actoremque suum petiit felicior astris hic claudor Dantes patriis extorris ab oris / quem genuit parvi Florentia mater amoris”

ovvero:

“I diritti della monarchia, i cieli e le acque di Flegetonte
visitando cantai finché volsero i miei destini mortali.
Poiché però la mia anima andò ospite in luoghi migliori,
ed ancor più beata raggiunse tra le stelle il suo Creatore, qui sto racchiuso,
(io) Dante, esule dalla patria terra, cui generò Firenze, madre di poco amore.”

In occasione del VII Centenario della morte il mausoleo è stato restaurato, grazie a un intervento affidato ad Arte e Restauro di Ravenna, e riaperto al pubblico alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 5 settembre 2020.

In ottobre Papa Francesco ha accolto una delegazione ravennate e benedetto la croce in ferro donata, in occasione del centenario della nascita di Dante nel 1965 da Papa Paolo VI.

Dalla città di Firenze ogni anno viene inviato l’olio, prodotto dagli olivi toscani e dono dell’Amministrazione comunale, per alimentare la lampada del Seicento che arde perpetua in memoria del loro illustre concittadino.

CONTATTI

  • + 39 0544 215676

FOCUS

Firenze e Ravenna, una lite da Commedia

Ricostruendo soltanto in parte le alterne vicende che le hanno viste oggetto di tante illustri attenzioni, pare oggi quasi un miracolo che le spoglie di Dante siano ancora qui a Ravenna, custodite nel mausoleo a lui dedicato, a pochi passi da dove il Poeta visse e dalla chiesa in cui vennero celebrati i suoi funerali, ovvero la Basilica di San Francesco.

Per ospitarne il sepolcro, in passato, si mossero in tanti, e non sempre con le migliori intenzioni. A cominciare da cento anni dopo la morte di Dante quando, a rivendicarne le spoglie custodite in un sarcofago di pietra della famiglia da Polenta, fu nel 1328 il cardinale Bertrando del Poggetto che accusava il sommo Poeta di eresia per avere scritto il De Monarchia.

Ma contendente storica è stata la città di Firenze che, fiera di avergli dato i natali, voleva in questo modo ripianare l’antico torto della condanna all’esilio e riaccogliere Dante Alighieri in un monumento progettato da Michelangelo.

Nel 1519, forte della propria parentela con Papa Leone X, una delegazione dei Medici fu quasi sul punto di ottenere la restituzione dei resti di Dante, se non fosse stato che, nel frattempo, i frati francescani avevano fatto sparire la cassetta delle ossa in una parete del chiostro del Quadrarco di Braccioforte.

Spoglie che andarono e tornarono almeno un’altra volta, tra ‘600 e ‘700, in occasione della soppressione del convento francescano, per tornare nuovamente alla luce casualmente nel 1861 quando nella stessa area già era stato realizzato, in memoria del Poeta, il piccolo mausoleo.

In occasione delle Guerre mondiali la cassetta venne comunque nuovamente spostata, e messa al sicuro sotto un cumulo di terra all’interno del chiostro. Dal dicembre del 1945 Dante è tornato nel mausoleo per il riposo eterno.

informazioni utili

Orario

Da novembre a marzo: 10.00 – 18.00
Da aprile a ottobre: 10.00 – 19.00

Tariffe

Ingresso gratuito

Come Arrivare

Zona centrale, zona pedonale, fermata bus a 20 m. per tutte le linee bus, parcheggio auto a m. 100, parcheggio bus a m. 20.
Nelle vicinanze: Basilica di San Francesco, Museo Dantesco, Giardini Pensili del Palazzo della Provincia e Cripta Rasponi.

A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Ultima modifica: 9 Marzo 2021

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