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Comune di Ravenna

Museo Nazionale di Ravenna

Via San Vitale, 17 - Ravenna
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Ex monastero benedettino del complesso architettonico di San Vitale, l’edificio è stato rifatto nel 1400, ampliato e restaurato a seguito di terremoti e bombardamenti, e dal 1914, per volontà dello scultore Enrico Pazzi e l’impulso del primo Soprintendente della città Corrado Ricci è diventato sede del Museo Nazionale di Ravenna.

Il Museo raccoglie capolavori donati o rinvenuti nei maggiori cantieri di scavo e restauro della città e dunque costituisce la naturale prosecuzione di un itinerario di approfondimento artistico su Ravenna e sul suo splendore in epoca bizantina.

Al piano terra, attorno al primo chiostro, sono esposti il lapidario, bassorilievi, stele e sarcofagi datati tra I e III secolo d.C. tra i quali spicca l’Apoteosi di Augusto e le famose erme ritrovate in mare da alcuni pescatori, mentre, nel secondo chiostro, sono conservati diversi reperti lapidei che coprono un arco temporale che va dal V sec. d.C. all’età barocca, tra cui degni di nota sono il sarcofago Traditio Legis e i capitelli cosiddetti “a farfalla” di età teodoriciana.

Attraverso il monumentale scalone progettato dal monaco Benedetto Fiandrini nel 1790, si accede al primo piano, in cui scopriamo testimonianze anche temporalmente molto distanti tra loro, unite nel raccontare lo splendore della città: dalla collezione di bronzetti e placchette di epoca rinascimentale, al mobilio settecentesco della farmacia dei Mori, dalle sale dedicate alla Chiesa imperiale di Santa Croce, alla selezione di ricerche sul Palatium, il Palazzo imperiale anche corte di Teodorico, fino ai tesori esposti di San Vitale e San Michele di Africisco.

Notevoli le collezioni degli Avori, tra cui spicca la formella di V secolo che raffigura Apollo e Dafne e il dittico di Murano di VI secolo. Le icone di collezione classense, tra cui degna di nota è la Crocefissione di Paolo Veneziano. Infine, la collezione delle ceramiche, molte delle quali sono frutto di acquisti o donazioni.

CONTATTI

FOCUS

Gli affreschi trecenteschi di Pietro da Rimini da Santa Chiara

L’ex refettorio dell’antico monastero benedettino ospita anche un meraviglioso ciclo di affreschi trecenteschi provenienti dall’antica Chiesa di Santa Chiara, fatta realizzare nel 1255 da Chiara da Polenta per un gruppo di donne ravennati che, secondo la regola delle Clarisse di Assisi, aveva scelto di vivere in preghiera, umiltà e povertà attorno al vecchio oratorio di Santo Stefano in Fundamento, alla periferia della città.

La vita del convento si concluse bruscamente nel 1805 con la soppressione ordinata da Napoleone e la chiesa venne sconsacrata, quindi acquisita dall’amministrazione comunale e trasformata nell’attuale teatro intitolato all’attore Luigi Rasi.

Dall’interno della chiesa medievale vennero però fortunatamente staccati e salvati gli affreschi del presbiterio, che furono attribuiti a Giotto, secondo la tradizione amico di Dante, a sua volta ospite di Guido Novello.

A realizzare il ciclo di affreschi, che raccontano, quale “strumento” della Redenzione, la Storia della Salvezza e l’esaltazione della Croce, fu invece Pietro da Rimini, artista molto fecondo, di cui gli affreschi di Santa Chiara segnano la piena maturità espressiva e uno dei suoi capolavori: per l’originalità delle soluzioni, la vivacità della fantasia narrativa, la coerenza delle forme e il cromatismo caldo.

Oggi gli affreschi del presbiterio e le vele della volta, dove tra i “campioni” della Chiesa romana troviamo naturalmente San Francesco e Santa Chiara, sono stati ricollocati in questo spazio museale, ritrovando le altezze e la penombra in cui per secoli furono avvolti, all’interno della chiesa.

informazioni utili

Chiusura

In osservanza a quanto stabilito dal Ministero della Salute, da lunedì 22 febbraio 2021 i luoghi della cultura della Direzione Regionale Musei Emilia-Romagna sono chiusi al pubblico.

Tariffe

Intero: 6€
Tariffa agevolata*: 2€
* Valida per ragazzi tra i 18 e i 25 anni

biglietti sono prenotabili online
È possibile prenotare fino a 30 minuti prima dell’arrivo.
Il ritiro dei biglietti avviene presso la biglietteria del Museo

Gratuità

In occasione di particolari eventi MIBACT; cittadini appartenenti all’Unione Europea di età inferiore a 18 anni; minori extracomunitari; portatori di handicap e accompagnatore; cittadini non comunitari a “condizioni di reciprocità”; guide e interpreti turistici dell’Unione Europea nell’esercizio della loro professione; personale del MIBACT; membri I.C.O.M.; studenti delle scuole pubbliche e private dell’Unione Europea accompagnati dai docenti; allievi di corsi di Alta Formazione del MIBACT (Istituto Centrale per il Restauro, Opificio delle Pietre Dure, Scuola per il Restauro del Mosaico); docenti e allievi delle Accademie di Belle Arti e di corrispondenti istituti dell’Unione Europea; docenti di storia dell’arte degli Istituti liceali; docenti e studenti di corsi di laurea e dottorati di Facoltà artistiche; giornalisti muniti di tessera

Accessibilità

Il museo è accessibile a tutte le persone con disabilità motorie

Come Arrivare

Il museo si trova in pieno centro storico, in Zona a Traffico Limitato, all’interno del complesso di San Vitale

In bus: linea 70, fermata in Piazza Baracca

In bicicletta: il museo è nel centro storico di Ravenna ed è facilmente raggiungibile in bicicletta

Parcheggio macchine: Piazza Baracca (a pagamento) e Largo Giustiniano (parcheggio custodito annesso all’entrata del complesso). QUI, per maggiori informazioni sui parcheggi in città, compresi bus turistici.

A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Ultima modifica: 31 Marzo 2021

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