Ex monastero benedettino del complesso architettonico di San Vitale, l’edificio è stato rifatto nel 1400, ampliato e restaurato a seguito di terremoti e bombardamenti, e dal 1914, per volontà dello scultore Enrico Pazzi e l’impulso del primo Soprintendente della città Corrado Ricci è diventato sede del MUSEO NAZIONALE DI RAVENNA.

Il Museo raccoglie capolavori donati o rinvenuti nei maggiori cantieri di scavo e restauro della città e dunque costituisce la naturale prosecuzione di un itinerario di approfondimento artistico su Ravenna e sul suo splendore in epoca bizantina.

Al piano terra, attorno al primo chiostro, sono esposti il lapidario, bassorilievi, stele e sarcofagi datati tra I e III secolo d.C. tra i quali spicca l’Apoteosi di Augusto e le famose erme ritrovate in mare da alcuni pescatori, mentre, nel secondo chiostro, sono conservati diversi reperti lapidei che coprono un arco temporale che va dal V sec. d.C. all’età barocca, tra cui degni di nota sono il sarcofago Traditio Legis e i capitelli cosiddetti “a farfalla” di età teodoriciana.

Attraverso il monumentale scalone progettato dal monaco Benedetto Fiandrini nel 1790, si accede al primo piano, in cui scopriamo testimonianze anche temporalmente molto distanti tra loro, unite nel raccontare lo splendore della città: dalla collezione di bronzetti e placchette di epoca rinascimentale, al mobilio settecentesco della farmacia dei Mori, dalle sale dedicate alla Chiesa imperiale di Santa Croce, alla selezione di ricerche sul Palatium, il Palazzo imperiale anche corte di Teodorico, fino ai tesori esposti di San Vitale e San Michele di Africisco.

Notevoli le collezioni degli Avori, tra cui spicca la formella di V secolo che raffigura Apollo e Dafne e il dittico di Murano di VI secolo. Le icone di collezione classense, tra cui degna di nota è la Crocefissione di Paolo Veneziano. Infine, la collezione delle ceramiche, molte delle quali sono frutto di acquisti o donazioni.