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Comune di Ravenna

Duomo o Basilica Ursiana

Piazza Duomo, 1 - Ravenna
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La cattedrale fu progettata in occasione dello spostamento a Ravenna della capitale imperiale nel 402, quando anche la cattedra del Vescovo Orso si trasferì da Classe alla città. Fu consacrata il 3 aprile 407 e dedicata alla Risurrezione di Gesù. Prese infine la denominazione di “Basilica Ursiana” dal nome del suo fondatore.

La chiesa in origine era in stile paleocristiano: era lunga circa 60 metri contro i 35 di larghezza ed era priva di transetto, con l’aula divisa in cinque navate da archi a tutto sesto, quindici per lato, poggianti su colonne di marmo. La navata mediana terminava con un’abside, internamente semicircolare ed esternamente poligonale. Nel 1112, al suo interno, vennero apportate molte modifiche, tra cui il completo rifacimento delle decorazioni musive, i cui resti sono oggi conservati al Museo Arcivescovile.

Ma la vera trasformazione arrivò a metà del 1700 quando, l’arcivescovo Maffeo Nicolò Farsetti, decise di rimodernare completamente l’edificio, chiamando da Rimini l’architetto Buonamici e salvando quasi unicamente il campanile cilindrico del X secolo e la cripta, oggi sommersa. Vennero anche asportati o distrutti i mosaici aggiunti nel 1112.

Tra il 1734 e il 1745 l’antica basilica del V secolo venne demolita e ricostruita in chiave neoclassica, facendole perdere l’aspetto originario che, per secoli, aveva accompagnato i ravennati.
Oggi la pianta è a croce latina, suddivisa in tre navate da due file di colonne. La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata. Su una fascia laterale corre la scritta latina che inneggia a sant’Apollinare affinché protegga il suo gregge e faccia trionfare la vita sulla morte.

Dalla navata principale, si accede alle navate laterali, che si articolano in tre campate a pianta rettangolare. Su ogni lato si aprono 3 cappelle, sempre a pianta rettangolare. Sul lato di destra, troviamo un sarcofago del V secolo contenente le spoglie degli Arcivescovi Esuperanzio e Massimiano e quadri di Josep Wicar, Filippo Pasquali, Antonio Rossi da Bologna, Giuseppe Milani da Parma.

Fa storia a sé la cappella della Beata Vergine del Sudore, iniziata da Pietro Bracci nel 1630, a seguito di un voto della cittadinanza che desiderava essere liberata dalla peste che da oltre un anno la affliggeva. Qui, sono conservati due importanti sarcofaghi del V secolo, riccamente decorati, che ospitano le spoglie dell’arcivescovo Rinaldo da Concorrezzo e San Barbiano, consigliere confessore dell’Imperatrice Galla Placidia. La Madonna della cupola è di Giovan Battista Barbiani, i 4 evangelisti di Andrea Barbiani.

Sul lato sinistro della chiesa è possibile ammirare un ambone di marmo a forma di torre, con 72 riquadri scolpiti con figure di animale all’incirca nella metà del 500. La cupola, dalla forma ellittica, è della fine del 1700 e sostituiva la cupola originale a base ottagonale. Nel coretto d’inverno, altre importanti tele di Giovanni Barbiani, e tre lunette di Carlo Barone.

Nella nicchia oltre il transetto è invece visibile la tela a olio di Cesare Pronti che raffigura il martirio di Sant’Ursicino e, poco distante, un’epigrafe che ricorda il sepolcro del linguista veronese Antonio Cesari, che nei primi anni del 1800 curò una riedizione del Vocabolario della Crusca. Il braccio del transetto è di Pietro Aldrobrandini con pitture di Guido Reni (1514-1516) e dei suoi discepoli Gessi, Sementi e Marescotti.

Sull’ingresso, nella parete interna, una lunetta di Guido Reni che raffigura Elia nel deserto.

CONTATTI

FOCUS

La Madonna del Sudore

Nel duomo di Ravenna, antica basilica Ursiana, a destra dell’altare, vi è una cappella nota ai fedeli con il nome di Cappella della Madonna del Sudore. In essa si venera da secoli una piccola immagine della Vergine Madre incoronata Regina, che regge il Figlio di Dio.

Si tratta di una tavola molto piccola, un olio su tavola di pioppo che misura appena 35×23 centimetri, il che lascia pensare che l’immagine sacra possa essere nata quale strumento di devozione intima e “domestica”, con una precisa funzione portatile, come accadeva per altri piccoli oggetti liturgici trasportabili destinati per lo più a un pubblico altolocato.

L’opera, datata tra il terzo e il quarto decennio del Trecento, viene attribuita a Pietro da Rimini, che all’epoca lavorava a Ravenna. A suggerire il periodo della sua realizzazione è la diffusione del gusto filofrancese, laico e raffinato, che si coglie nell’immagine sacra, caratteristico degli anni delle legazioni avignonesi in Emilia e in Romagna.

Ciò che lega l’ispirazione di questa tavoletta alla città di Ravenna è invece suggellato dalla bordatura della veste della Vergine, trattata in punta di pennello su oro, ad evocare il preziosismo bizantino delle pietre che decorano l’abito di Teodora in San Vitale.

La leggenda pone l’immagine di questa Madonna al centro di importanti episodi storico-religiosi e collettivi che, nel corso dei secoli, ne hanno rafforzato la valenza evocativa e miracolosa. Alla fine del Settecento, lo storico Benedetto Fiandrini racconta che, un tempo, l’immagine si trovava in un cantone della Piazza Maggiore (oggi Piazza del Popolo), dietro i volti e sotto il Palazzo Senatorio (Palazzo del Comune), e che un soldato, dopo aver perso tutti i denari al gioco dei dadi, avesse colpito con il coltello il viso alla Vergine, facendo sgorgare sangue dalla ferita.

Per tale prodigio sostiene sempre il Fiandrini – l’immagine sarebbe stata levata dalla strada e nel 1559 trasportata in Duomo, dove venne collocata in un altare vicino alla porta maggiore.

Alcuni secoli dopo, Corrado Ricci, nei suoi Tabernacoli Ravennati, correggerà il Fiandrini asserendo che, in realtà, l’opera si trovava già nella cattedrale ravennate prima del 1494, dal momento che sappiamo con sicurezza che, il 4 maggio dello stesso anno, il canonico Matteo Tosetti, aveva istituito una dote stabile all’altare o Cappella della Madonna del Sudore, sorta al posto di una precedente, dedicata ai SS. Pietro e Paolo.

Inoltre, l’appellativo del Sudore, si sarebbe ulteriormente radicato in occasione del miracolo avvenuto nel 1512, anno della Battaglia di Ravenna (dopo la quale si verificò il saccheggio della città per mano dell’esercito francese), quando l’immagine della Madonna, già collocata nell’omonima cappella della Basilica, sudò sangue. Non si sa se per la prima, o seconda volta.

Sicuramente quell’episodio confermò il potere miracoloso della sacra immagine, rendendola definitivamente oggetto di devozione popolare, al punto che si può affermare che il culto sia iniziato proprio in occasione della Battaglia di Ravenna.

Dagli atti che documentano la Sacra Visita nel giugno del 1606 del Cardinale Arcivescovo, Pietro Aldobrandini, in Duomo, si legge che, dopo averla solennemente incoronata, avesse percepito la scarsa venerazione dei cittadini all’immagine. Avrebbe dunque decretato che in tutti i sabati le fossero cantate litanie e che nelle feste mariane fossero celebrate Messe Capitolari presso l’altare intitolato alla Madonna del Sudore.

Ulteriori miracoli sarebbero avvenuti in altri momenti di grande criticità per la comunità locale, come in occasione della peste del 1630 – quando la Vergine sudò non più sangue, ma, per la prima volta, sudore vero e proprio –, o quando, nel 1636, la Madonna del Sudore miracolosamente scampò all’inondazione dei fiumi Ronco e Montone. E, ancora, nel 1649, i contadini ravennati la implorarono di fare cessare le piogge che rischiavano di rovinarono il grano appena mietuto. La Madonna, in questo caso, non sudò, ma compì il miracolo e, secondo la leggenda, fece cessare le piogge.

informazioni utili

Orario

Feriali: 7.00 – 12.00 / 14.30 – 17.00
Prefestivi e Festivi: 7.00 – 12.00 / 14.30 – 18.30

Tariffe

Ingresso gratuito

Accessibilità

Accessibile dalle persone disabili

Come Arrivare

Zona centrale, fermata tutte le linee a m.200, parcheggio auto m. 50. Nelle vicinanze Battistero Neoniano, Museo Arcivescovile e Cappella di S. Andrea.

A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Ultima modifica: 25 Febbraio 2021

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