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Biblioteca Classense

Via Baccarini, 3 - Ravenna
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La Biblioteca Classense, tra le 20 più grandi di Italia, è ospitata all’interno di un meraviglioso monastero camaldolese eretto a partire dal 1512, e l’intero complesso è considerato un vero e proprio gioiello architettonico e artistico.

Al di là della passione per il libro e la lettura, la Biblioteca Classense richiama ormai centinaia di visitatori e turisti.

Tra gli ambienti più ammirati, senz’altro l’Aula Magna o Libreria, realizzata a cavallo fra Seicento e Settecento dall’abate Pietro Canneti, ornata di statue, stucchi e di scansie lignee finemente intagliate e decorata con affreschi e dipinti di Francesco Mancini; i due chiostri monumentali; l’antica sacrestia della chiesa di San Romualdo (ora Sala Muratori); l’antico refettorio, realizzato per volontà dell’abate Pietro Bagnoli nel tardo Cinquecento e che, dal 1921, in occasione delle celebrazioni per il Sesto Centenario, è diventata la Sala Dantesca.

Si accede alla Sala Dantesca attraverso un vestibolo, oltrepassando una struttura lignea sorretta a destra e sinistra da due sculture di telamoni. Ne è autore l’artista Peruzzi che nel 1581 realizzò, sempre in legno, anche gli stalli del grande refettorio.

Notevole è poi il dipinto a tutta parete di Luca Longhi che rappresenta le Nozze di Cana, così come pregevole è il soffitto dipinto dagli stessi allievi di Longhi.

In questa sala, provvista di 120 posti a sedere, si tengono le maggiori conferenze dedicate al Sommo Poeta, e le cosiddette letture dantesche che richiamano i più illustri relatori a livello internazionale. Sempre a Dante è intitolata una delle più preziose raccolte di edizioni rare, donata dall’editore fiorentino Leo Olschki.

Si tratta di circa 5.000 volumi, tra cui le principali edizioni a stampa della Commedia fin dai primi incunaboli che, dal capostipite Leo Samuel Olschki, originario della Prussia orientale ma immigrato in Italia e fondatore tra l’altro della rivista “l’Alighieri”, è giunta fino a Ravenna attraverso cinque generazioni.

La biblioteca ospita una vasta raccolta di volumi appartenenti a varie tipologie documentarie: circa 800.000 opere a stampa, antiche e moderne, manoscritti, incisioni, mappe, fotografie, documenti d’archivio e materiale multimediale.

Di grande importanza è la sezione dedicata ai Fondi Antichi, che contiene volumi risalenti ai secoli XV-XVIII e circa 750 manoscritti, di cui la metà è databile tra il X ed il XVI secolo.

Tutto il patrimonio era originariamente custodito nell’antica Abbazia di Classe, dalla quale la Biblioteca prende ancora il nome, ma, dopo la battaglia di Ravenna del 1512, l’area non fu ritenuta più sicura e l’ordine dei camaldolesi si trasferì all’interno delle mura cittadine portando fortunatamente con sé i suoi tesori.

Tra questi tesori c’è la preziosa raccolta dei testi del Canzoniere e dei Trionfi di Petrarca, che contiene anche un originale del pittore Sandro Botticelli, e l’unico manoscritto al mondo che contenga le 11 commedie di Aristofane: il Codice Ravennate 429, databile alla metà del X secolo, arrivato in Occidente nel 1423 con Giovanni Aurispa, che salva questo e molti altri importanti manoscritti e codici dall’imminente caduta di Costantinopoli, portandoli a Firenze dall’umanista Niccolò de’ Niccoli.

Da questo manoscritto Bernando Giunta, nel 1516, realizza la prima edizione a stampa di Lisistrata e Tesmoforianti. Nel XVIII secolo, l’abate Pietro Canneti recupera il manoscritto a Pisa e lo porta alla biblioteca del monastero camaldolese di Classe.

Con la soppressione dell’ordine nel 1798, da parte di Napoleone, la struttura diventa biblioteca civica e la gestione passa all’amministrazione comunale.

Oggi è frequentata da 1.000 persone al giorno e visitata da 300 mila utenti all’anno, con la sua area antica e quella moderna servita anche dalla rete Wi-Fi.

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FOCUS

Le celebrazioni del 1921

Il 14 settembre del 1920 l’allora Ministro della Pubblica Istruzione Benedetto Croce diede il via ufficiale dalle sale della Biblioteca Classense al programma delle celebrazioni, che si sarebbero tenute l’anno successivo, per il 600° della morte di Dante Alighieri.

Con la cosiddetta “Legge Croce” del 1921, il filosofo destinò un milione duecentocinquantamila Lire, equivalenti a circa un milione e centomila euro di oggi, per la realizzazione di importanti lavori e iniziative da fare durare ben oltre l’evento contingente.

A quel tempo Ravenna aveva già realizzato opere di restauro e di rilettura di alcuni suoi monumenti. Erano stati condotti anche studi storiografici come l’opera “L’ultimo rifugio di Dante Alighieri” scritto da Corrado Ricci. Il Ministro Croce volle fare qualcosa di più. Pensò a specifici contributi per migliorare il decoro di tutta l’area della tomba di Dante, sostenne il Comitato Cattolico cittadino che aveva avviato i lavori sulla basilica di San Francesco, e fece apportare restauri all’interno della Classense.

Nei fondi Ricci, Ulderico David e Mazzotti sono conservate alcune foto che descrivono l’arrivo di Croce e alcuni momenti celebri della sua visita, che toccò anche i chiostri francescani, il recinto di San Vitale e la cappella polentana di San Francesco.

Il filosofo sostò ovviamente anche nella Tomba di Dante, nel cui registro di visita lasciò la sua firma, e soprattutto consacrò nel nome di Dante la sala che era stata il refettorio dei camaldolesi in Classense; quella, per intenderci, che noi oggi chiamiamo Sala Dantesca e che, dal 1908, aveva accolto la raccolta Olshinki, acquistata con una pubblica sottoscrizione nel 1905 e considerata allora la più importante biblioteca a soggetto dantesco d’Italia e tra le più notevoli al mondo.

Con l’occasione lo Stato decretò, il 14 settembre 1921 il sesto centenario dantesco quale festa nazionale. Persino a Ginevra, alla Società delle Nazioni (progenitrice dell’Onu), il Secentenario di Dante fu commemorato solennemente.

Ma molti altri, in tutta Italia, erano stati i momenti celebrativi, come per esempio le “Feste dantesche” del settembre 1908, organizzate dalla Società Dantesca Italiana, che riunirono a Ravenna rappresentanti di Firenze, Trieste, Trento e le città della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia, allora sotto la sovranità dell’Impero asburgico.

Nacque in quell’occasione la Cerimonia dell’olio, in cui annualmente Firenze offre l’olio destinato ad ardere nella lampada all’interno della tomba, simbolico atto di espiazione per l’esilio inflitto al poeta.

E sempre qui, alla Classense, è stata allestita, cento anni dopo, la mostra “Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante“, che raccoglie libri, manifesti, fotografie, dipinti, manoscritti, spunti inediti e storie sconosciute al grande pubblico, come i numerosi oggetti d’arte conferiti per l’occasione quale omaggio a Dante e alla città di Ravenna.


I tre chiostri della biblioteca Classense

La storia dell’antico complesso camaldolese che ospita la Biblioteca Classense inizia nel 1515, quando i monaci furono costretti a lasciare il precedente monastero di Classe, dopo la sanguinosa Battaglia di Ravenna e i saccheggi che ne seguirono. Costruire una nuova casa per i religiosi, nel cuore più sicuro della città, si rese quanto mai necessario.

Il complesso continuò a ingrandirsi nel tempo, fino a raggiungere le dimensioni che ha oggi: una grande struttura articolata sui tre chiostri e sulla chiesa di San Romualdo. Preghiera, lavoro e studio scandivano le giornate dei monaci, entro uno spazio definito da giardini, raffinate architetture e opere d’arte pregevoli, come il grande affresco con Le Nozze di Cana, dipinto nel 1580 dal ravennate Luca Longhi.

I chiostri monumentali sono tutti e tre meravigliosi. Il primo accoglie il visitatore all’ingresso, non appena varcata la facciata barocca disegnata da Giuseppe Antonio Soratini (1682-1762). Un secondo chiostro, chiamato “della cisterna”, più ampio e luminoso del precedente, venne realizzato tra il 1611 e il 1620 dall’architetto toscano Giuliano Morelli.

Caratterizzato da 32 colonne in sasso d’Istria, al suo centro, contornata da grandi alberi, campeggia un’elegante cisterna, opera di Domenico Barbiani su progetto settecentesco di Gian Paolo Pannini.

Il terzo chiostro monumentale, più piccolo e arretrato, attraverso cui si accede all’antico refettorio (ora affascinante spazio espositivo), è detto “dei morti” in ricordo della sua funzione di ex cimitero del monastero. Ad esorcizzare la morte, vi vive, da almeno 40 anni, una testuggine centenaria di nome Santino, donata dallo storico Corrado Ricci, con tanto di atto formale, alla Biblioteca Classense.

Ancora oggi i chiostri sono quotidianamente vissuti da visitatori e lettori. D’estate, è anche possibile partecipare al “Silent Book Club”, un’iniziativa importata direttamente dagli Stati Uniti, che vede i lettori riuniti tutti insieme all’aperto, nel chiostro, ciascuno intento a leggere il proprio libro, in silenzio ma in compagnia.

Dal 2004, inoltre, i chiostri ospitano numerosi appuntamenti di musica da camera ed eventi culturali.

Altre informazioni

Orario

L’accesso è consentito nel rispetto delle norme per il contenimento della diffusione del Covid-19.
Per ulteriori informazioni visitate il sito www.classense.ra.it

Tariffe

Ingresso libero

Accessibilità

Le sale di consultazione libraria della biblioteca sono dotate delle strutture necessarie a garantire in condizioni di autonomia e sicurezza l’accesso alle persone disabili.

Come Arrivare

La biblioteca è situata in centro storico. Facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione ferroviaria (ca 10 min.) e dalla fermata bus più vicina, nella limitrofa Piazza Caduti per la Libertà (ca. 1 min.)

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