BETA VERSION
Sito Ufficiale di Informazione Turistica
Comune di Ravenna

Piazzetta degli Ariani

Piazzetta degli Ariani, 1 - Ravenna
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

È una piccola piazza, un luogo unico nel suo genere, che testimonia l’importanza che raggiunse a Ravenna l’Arianesimo, la dottrina cristologica del III e IV secolo, secondo cui il Figlio di Dio, in quanto generato umanamente, non ha natura eterna né divina.

Questa dottrina giunse in città attraverso gli Ostrogoti e, con la presa del potere da parte di Teodorico, venne professata e ampiamente diffusa, grazie anche alla costruzione di appositi luoghi di culto. Fino alla morte di Teodorico e alla cacciata degli Ostrogoti, nel 540 d.C., questo culto convisse pacificamente con il cattolicesimo e il Battistero degli Ariani, qui eretto a fianco della Basilica Ariana, faceva da contraltare al Battistero Neoniano, legato al culto cattolico, alle spalle del Duomo.

Appena s’imbocca via degli Ariani, ci s’imbatte nel portico della chiesa del Santo Spirito, oggi dedicata al culto ortodosso, ma un tempo luogo dell’omonima grande Basilica Ariana, eretta da Teodorico. Intorno alla cattedrale ariana, si trovava l’abitazione del vescovo, la “domus episcopalis”.

L’edificio, secondo le testimonianze scritte, passò dalla sua funzione di complesso vescovile ortodosso fino a divenire centro di potere di una delle figure più importanti dell’alto Medioevo europeo: l’arcivescovo di Ravenna.

Riguardo la conformazione che doveva avere allora la piazza, le uniche evidenze archeologiche sono state rinvenute nell’angolo tra via Diaz e via di Roma nel 1955. In quell’occasione vennero alla luce alcune strutture di grandi dimensioni, costruite con laterizi e blocchi di pietra d’Istria, a una quota di circa 2,20 metri dal piano di calpestio.

Tuttavia, le strutture, che s’inoltravano in diverse direzioni sotto gli edifici di via Diaz, furono rapidamente sommerse dal cemento, prima che se ne potesse rilevare almeno una veloce planimetria. All’interno dello scavo furono individuati molti materiali riferibili a pavimentazioni in laterizi a esagoni e a mosaici policromi di tradizione tardo antica, o comunque attribuibili a edifici presenti tra gli inizi del V e la fine del VI secolo.

Unico battistero in Italia dedicato al culto ariano, l’edificio è rimasto fortunatamente intatto col suo elegante esterno in mattoni a vista e 4 piccole absidi, anche se l’ingresso si presenta di un paio di metri al di sotto della sede stradale. Con l’arrivo dei Bizantini il battistero venne ridedicato al culto cattolico e intitolato alla Vergine Maria.

Dall’XI secolo, il Battistero degli Ariani, come la sua Basilica, vennero presi in consegna dall’ordine dei Benedettini, fino alla oppressione degli ordini religiosi. Quindi, anche quest’edificio passò di mano in mano tra privati, prima d’essere venduto allo Stato e, dunque, restaurato e riaperto al pubblico.

FOCUS

Il muro di Drogdone o di Droctulf

Dell’antico quartiere ariano resta oggi solo il Battistero, ma la tradizione letteraria attesta che nel V secolo in quest’area esisteva un complesso religioso più ampio, con l’episcopio, fatto costruire da re Teoderico tra il 493 e 526 d.C. e, non lontano, la Chiesa di S. Teodoro, ovvero l’attuale Chiesa dello Spirito Santo, originariamente cattedrale ariana dell’Aghia Anastasis (Santa Resurrezione) o Anastasis gothorum (Resurrezioni dei goti, ovvero gli ostrogoti di re Teoderico).

Accanto sorge anche l’ex battistero ariano, divenuto in seguito alla vittoria bizantina (540 d.C.) chiesa cattolica col nome di S. Maria Ornata o in Cosmedin.

Dopo la conquista bizantina, nel 540, il complesso subì numerosi interventi: ne ha fatto le spese soprattutto l’episcopio voluto da Teoderico, oggi scomparso.

Tra la chiesa attuale e l’ex battistero rimane però in pedi un pezzo di muro, che deve essere appartenuto al complesso religioso. Oggi seminascosto dal plateatico di un ristorante che si affaccia sulla piazza, è frutto di una lunga serie di rimaneggiamenti. Già nel tardo VI secolo, infatti, la tradizione attesta che il palazzo ariano fosse stato destinato ad altri usi.

Nel IX secolo, nel Liber Pontificalis, Andrea Agnello attesta come, una parte dell’oggi scomparso episcopio ariano, fosse divenuta la dimora del guerriero germanico Droctulf (italianizzato in Drogdone e così chiamato dai ravennati), un personaggio al limite tra storia e leggenda, che divenne benemerito della città quando scelse di combattere contro la sua stessa gente in difesa di Ravenna. Di questo guerriero svevo resta poco, così come della sua antica casa resta solo il muro di questa piazza. Ma certo ebbe una vita avventurosa e non priva di fascino.

Lo storico Paolo Diacono (Historiae Longobardorum III 18-19) racconta del suo passaggio dai Longobardi alla causa imperiale nelle vicende di fine VI secolo. Di origini incerte (forse svevo o alamanno), sarebbe cresciuto come servo presso i Longobardi, distinguendosi, tuttavia, per le proprie doti fisiche e morali, fino a diventare duca. Tuttavia, non appena gli fu possibile, si rivoltò ai Longobardi diventando un difensore dell’impero nella guerra contro il re Autari, prima durante l’assedio di Brescello, poi a Ravenna.

Un epitaffio sepolcrale ricostruisce in modo assai suggestivo la vicenda di Droctulf: pare fosse terribilis visu facies, sed mente benignus, “terribile d’aspetto, ma benigno d’animo e con una lunga barba sul cuore coraggioso./ Poiché amava i pubblici segni di Roma,/ fu sterminatore della sua stessa gente./ Trascurò i suoi cari genitori, mentre amò noi,/ ritenendo che questa fosse, o Ravenna, la sua patria”.

Il muro, alla cui sommità sono collocati tre timpani murati, ornati da tre croci a bracci uguali e tre formelle marmoree antiche su sei, forse, d’influenza veneziano-bizantina e databili fra X e XII secolo ha una storia difficile da indagare.

Cosa effettivamente rimanga di longobardo, o meglio di ariano, nell’unico muro superstite, è difficile dire: nell’XI secolo il muro delimitava i chiostri del monastero, appartenete alla Chiesa dello Spirito Santo, che si estendeva fino all’attuale via Diaz e che, per secoli, rivestì un ruolo importante in città. Il monastero venne in seguito soppresso, poi venduto e infine convertito in hotel di lusso nell’Ottocento.

Nella sua Guida di Ravenna, Corrado Ricci indica come unica parte originale del muro la zona bassa dell’alzato fino a 1,7 mt. Vi furono in seguito numerose modifiche, avvenute sin dall’alto medioevo, quando ad esempio intorno al X secolo questo e gli altri edifici connessi passarono ai basiliani prima, ai benedettini poi e infine, dal ‘600, ai teatini (fu anche costruito l’oratorio della Croce nel 1708 a ridosso dell’adiacente battistero che funse così da abside), fino ai restauri di inizio ‘900, curati da Giuseppe Gerola. Dopo che l’area dell’hotel fu rasa al suolo dai bombardamenti nel 1944, il muro, sopravvissuto ad essi, fu in parte demolito per dar spazio all’entrata posteriore dei nuovi edifici moderni sorti in via Diaz.

informazioni utili

A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Ultima modifica: 9 Febbraio 2021

TI POTREBBE INTERESSARE

Precedente
Successivo
[uwp_login]