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25 aprile a Ravenna: 3 luoghi verso la Liberazione

Isola degli Spinaroni - Escursioni in barca patriottiche e naturalistica

La mattina del 4 dicembre 1944 le truppe alleate guidate dai britannici, in collaborazione con i distaccamenti partigiani locali, entrarono a Ravenna “liberandola” dall’occupazione nazi-fascista.

Fino alla primavera dell’anno successivo il territorio ravennate fu il punto più avanzato del fronte alleato in Italia e punto di partenza per la fase finale della Liberazione.

In occasione delle celebrazioni del 25 aprile ecco tre luoghi simbolo della Liberazione a Ravenna, Città Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Classe e Sant’Apollinare in Classe

A metà del mese di novembre del ‘44 gli alleati hanno nei piani di bombardare il paesino di Classe, alle porte di Ravenna, e soprattutto la millenaria Basilica di Sant’Apollinare, dotata di un campanile che le truppe tedesche utilizzavano come osservatorio privilegiato verso la pianura a sud.

La chiesa e i suoi inestimabili mosaici vennero tuttavia risparmiati, grazie alla sensibilità dei militari inglesi, l’intervento dei partigiani e le preziose segnalazioni di cittadini e prelati.

Private Army, 1950 di Jonathan Cape
Private Army, 1950 di Jonathan Cape | Foto © abebooks.it

Le versioni del salvataggio sono molteplici, ma alcune cose sono abbastanza chiare.

Il Comandante del N.1 Demolition Squadron, Wladimir Peniakoff (detto Popski), intercesse con il comando della “Porter Force” affinché rinviasse il bombardamento, fiducioso di poter reperire informazioni sulla presenza dei tedeschi ed eventualmente intervenire sul campo insieme ai partigiani, scongiurando l’incursione aerea.

All’azione seguente prese quindi parte il suo squadrone, denominato “Popski Private Army” e il distaccamento partigiano “Garavini”, di cui faceva parte anche Arrigo Boldrini, nome di battaglia “Bulow”. Con un’azione rapida e coordinata le forze alleate presero la Basilica, poi lo zuccherificio, conquistando Classe, postazione essenziale per il controllo sui vicini fiumi uniti, ultimo ostacolo per l’ingresso a Ravenna.

McCreery dona la Medaglia al Valore a Bulow
McCreery dona la Medaglia al Valore a Bulow | Foto © isoladeglispinaroni.it

Non è chiaro se l’abitato fosse già stato abbandonato dai tedeschi, chi avesse nel caso avvisato Popski, quanti e quali partigiani presero parte all’operazione e se vi siano state o meno sparatorie e prigionieri. Sta di fatto che questo evento, di cruciale importanza per la liberazione di Ravenna e di tutta l’Italia settentrionale, venne condotto dai liberatori, come del resto in altri casi in Francia e nel resto d’Europa, tenendo conto sia dell’opportunità militare e della popolazione, quanto del patrimonio artistico-culturale che una guerra senza quartiere può spazzare via.

Oggi una nuova lapide, posta nel 2004 nel portico della Basilica di S. Apollinare in Classe, ricorda quell’evento e ringrazia i protagonisti del salvataggio.

NEL 60° ANNIVERSARIO
DELLA RESISTENZA
E DELLA LOTTA
DI LIBERAZIONE
IL SINDACO
E LA COMUNITÀ RAVENNATE
RINGRAZIANO I PARTIGIANI,
IL COLONNELLO POPSKI,
GLI ALLEATI,
I CITTADINI LAICI E RELIGIOSI
PER AVER SALVATO
QUESTO PATRIMONIO
DELL’UMANITÀ

Isola degli Spinaroni

Il 28 settembre del 1944 una forte piena del fiume Lamone costringe il distaccamento “Terzo Lori”, insediato da mesi nella Valle della Canna, a ovest dell’attuale SS 309, ad un precipitoso spostamento. I partigiani di Porto Corsini indicano come luogo adatto un isolotto al centro della Pialassa Baiona, a est della stessa strada.

Quel lembo di terra asciutta e piante palustri si chiamava (e si chiama ancora oggi) Isola degli Spinaroni ed è divenuto uno dei luoghi simbolo della Resistenza ravennate.

Isola degli Spinaroni (Ravenna)
Isola degli Spinaroni (Ravenna) | Foto © resistenzamappe.it

L’isola, che deve il suo nome ad una pianta, l’olivello spinoso, che un tempo ne ricopriva interamente la superficie, si trova all’interno del Parco del Delta del Po ed è un connubio unico di storia e bellezze naturalistiche.

Come altre basi al centro delle “valli”, venne scelto in quanto unico luogo ritenuto sicuro in pianura. Abbastanza vicino alle vie di comunicazione lungo le quali organizzare azioni di disturbo e alla città, era un avamposto ideale per concentrare le forze di liberazione in vista dell’avanzata degli alleati.

La Pialassa Baiona, che lo circonda, è il maggior specchio d’acqua salmastra della costa ravennate. I suoi fondali sono ricchi di vegetazione acquatica e di fauna ittica e invertebrata. In superficie i dossi sono ricoperti di salicornia, barba di frate, astro marino, statice e assieme agli specchi d’acqua sono frequentati da un elevato numero di uccelli, fra i quali specie rare come la spatola, la beccaccia di mare, i cavalieri d’Italia, l’avocetta e gli aironi.

Grazie all’impegno di Associazione Spinaroni, A.N.P.I., Comune di Ravenna e ai fondi europei, è possibile visitare l’Isola degli Spinaroni da Aprile a Ottobre con escursioni in barca elettrica.

Un gruppo di docenti volontari di storia e scienze naturali illustrerà ai visitatori la lotta di liberazione locale, la vita di valle, la flora e la fauna. L’accessibilità è garantita da un natante da 30 posti, la barca Bulow, condotto da esperti marinai. La barca parte, previa prenotazione obbligatoria sempre almeno entro la settimana precedente, con un minimo di 15 persone fino ad un massimo di 30.

Porta Nuova

Questa porta sanciva l’ingresso a Ravenna per chi proveniva da Sud, ovvero da Cervia o Rimini, ed è considerata una delle più belle porte di accesso alla città.

Soldati britannici a Porta Nuova dopo la liberazione
Soldati britannici a Porta Nuova dopo la liberazione | © restistenzamappe.it

Costruita nel 1580 in occasione dell’inaugurazione di un nuovo ponte di legno sul fiume Ronco, che un tempo le scorreva accanto, venne dedicata inizialmente a Papa Gregorio XIII. Modificata e restaurata più volte, assunse il nome di Porta Panfilia prima e Porta Garibaldi poi, ma per i ravennati è rimasta sempre Porta Nuova.

Per oltre cinquant’anni, a cavallo tra ‘800 e ‘900, sotto questo ingresso cittadino transitava la tranvia Forlì-Ravenna, che venne poi rimossa all’inizio degli anni ‘30. Oggi segna uno degli ingressi al centro storico ed è ben visibile soprattutto per chi visita il MAR – Museo d’Arte della Città o i Giardini Pubblici.

Fu proprio da questa porta che la mattina di lunedì 4 dicembre 1944, nell’uggioso silenzio della città, entrarono le prime truppe alleate, inglesi e canadesi. Alcune settimane prima insieme ai partigiani avevano conquistato il paesino di Classe ed erano avanzate a fatica verso i Fiumi Uniti, il cui unico ponte era stato fatto saltare dai tedeschi in fuga. Con la linea del fronte italiano bloccata sulle montagne, quello romagnolo era in quel momento il settore più avanzato in territorio occupato.

Ricognizione di ufficiali e tecnici dell'VIII Armata per la costruzione di un ponte Bailey sopra i piloni del Ponte Nuovo, dicembre 1944
Ricognizione di ufficiali e tecnici dell’VIII Armata per la costruzione di un ponte Bailey sopra i piloni del Ponte Nuovo, dicembre 1944 | Foto © isoladeglispinaroni.it

Tra le macerie delle case circostanti e i resti delle antiche mura si ergeva, ancora intatta, questa porta monumentale. Da qui, in occasione della cerimonia ufficiale che si tenne pochi giorni dopo in piazza del Popolo, entrò anche la banda canadese degli Irish Regiment di Toronto al suono delle cornamuse.

Nel 1997 all’interno della porta è stata affissa una lastra di marmo commemorativa in occasione del 53° avversario della Liberazione, mentre sulla facciata interna sono state aggiunte due piccole lapidi commemorative in onore di due patrioti: Francesco Segurini e Mario Montanari, morti rispettivamente nel 1921 e nel 1944.

Pierpaolo  Zoffoli

Pierpaolo Zoffoli

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By the Local Editorial Staff
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Publication date:21 April 2023
Revision date:25 April 2023

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