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La Biblioteca Classense e San Romualdo: quando l’ideale monastico passò per Ravenna

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L’enormità del passato che ha attraversato Ravenna non si esaurisce completamente in quella tardo-antichità alla quale risalgono i suoi otto monumenti, riconosciuti dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

La Biblioteca Classense, la più importante tra le istituzioni culturali della città, consente di raccontare il legame di Ravenna anche con la storia più propriamente medievale, in particolare con l’affascinante fenomeno del monachesimo che, nato nei primissimi secoli dopo Cristo in Oriente, si diffuse progressivamente in Occidente agli inizi dell’Età di mezzo.

Nel complesso che ospita oggi la Biblioteca vi fu originariamente la prestigiosa libreria dell’Ordine Camaldolese, la congregazione monastica nata agli inizi del primo millennio per opera di un illustre ravennate quale fu San Romualdo.

Figura importante in quel particolare contesto dei secoli IX-X caratterizzati dal travaglio delle lotte politico-ecclesiastiche, San Romualdo ci viene descritto dall’agiografia del teologo Pier Damiani (altro celebre ravennate) come colui che portò a Ravenna l’ideale della vita monastica secondo il grande codice della Regola di San Benedetto patrono del Vecchio Continente. Le sue imprese spirituali cominciarono attorno al 980 nel cenobio di Sant’Apollinare in Classe, uno dei monasteri sorti attorno alla grande basilica alcuni anni dopo la sua costruzione.

Nel 1512 il monastero venne parzialmente distrutto durante gli scontri della battaglia di Ravenna tra gli eserciti della Lega Santa e quelli francesi agli ordini del Re Luigi XII. I monaci dovettero così abbandonare Classe per trasferirsi all’interno della cinta urbana, esattamente nell’allora ospedale di Santa Maria della Misericordia che nel 1433 era stato donato dalla famiglia Da Polenta ad Ambrogio Traversari, priore generale dell’Ordine Camaldolese e discendente della illustre casata ravennate citata da Dante nel XIV del Purgatorio.

Il priorato di Traversari coincise con una riscoperta della figura del fondatore dell’Ordine per ridare slancio e capacità d’attrazione all’abbazia dopo un periodo di decadenza. Lo stesso Traversari, entrato in carica nel 1431, in una lettera indirizzata a Cosimo de’ Medici deplorava lo stato della biblioteca dell’abbazia classense denunciando la mancanza di volumi che favorissero gli studi umanistici, e più in generale dal suo vasto epistolario faceva emergere la necessità di rinnovare la memoria di modelli autentici di vita monastica.

Non solamente San Romualdo, ma anche figure centrali del monachesimo antico, nonché Padri della Chiesa, come Basilio Magno, Gregorio Nazianzeno e Giovanni Crisostomo, le cui opere furono diligentemente tradotte da Traversari nello sforzo intellettuale di rinnovare la struttura dell’Ordine Camaldolese rimettendo al centro quell’ideale di vita ascetica che aveva ispirato il fondatore.

La riproposizione della figura di Romualdo trasse ulteriore impulso dal ritrovamento delle sue reliquie in Val di Castro nel 1466 e dall’opera del veneziano Pietro Dolfin, eletto priore generale nel 1480, mentre la Congregazione diveniva un soggetto culturale importante nel contesto tardomedievale italiano e l’insediamento camaldolese faceva di Ravenna una delle città più coinvolte in quel processo di diffusione della cultura umanistica cominciato già sul finire del 1300.

La biblioteca Classense (Ravenna)

La Biblioteca Classense (Ravenna) | Foto © Maratona Fotografica arRAngiati

Proprio l’ ”Umanesimo devoto” del quale Traversari e Dolfin si fecero interpreti fu preso a modello dall’abate Pietro Canneti che, nel suo decennio di permanenza nel monastero classense dal 1704 al 1714, si dedicò tenacemente all’arricchimento della biblioteca fino a dotarla, attraverso l’acquisto di intere librerie private, di oltre novemila volumi tra manoscritti, incunaboli, autografi, opere storiche, filologiche e di erudizione.

In questo senso, si può dire che la Biblioteca Civica, divenuta tale dal 1803 dopo le soppressioni napoleoniche dei beni monastici, abbia raccolto la sfida di continuare a veicolare quella perfetta sintesi tra spiritualità e sapere espressa dal modello camaldolese fedelmente alle ragioni più profonde dell’ideale monastico in relazione al quale i libri e la lettura acquistano il loro significato più intimo.

Lo stretto legame di memorie con le origini monastiche della Classense si è palesato anche in una conservazione rispettosa dei luoghi architettonici che un tempo costituivano l’abbazia. Al pianterreno, oltre al chiostro d’ingresso, l’antica sacrestia è ora la Sala Muratori per incontri e conferenze mentre quello che un tempo fu il refettorio ospita oggi le letture dantesche.

Il legame con il Sommo Poeta fu suggellato nel 1908 con l’acquisizione della Raccolta Dantesca dell’editore Leo S.Olschki, la più importante e completa raccolta libraria a tema dantesco allora in mani private, ricca di rare e antiche edizioni. Mentre la memoria di San Romualdo è rimasta viva attraverso la chiesa seicentesca a lui dedicata annessa alla biblioteca.

A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Ultima modifica: 30 Dicembre 2020

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