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Le Porte di Ravenna

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Le porte di Ravenna hanno esaurito la loro funzione, ma vengono conservate, protette e ristrutturate. Restano lì, come perni del tessuto urbano, a ricordarci la gloriosa Storia.

Ichnografia Urbis Antiquae Ravennae (1722, particolare)
Ichnografia Urbis Antiquae Ravennae (1722, particolare) | Foto © turismo.ra.it

IL PORTONACCIO O PORTA GONZAGA

Questa Porta non è una Porta. Ha tutte le caratteristiche di una Porta ma non si trovava lungo il perimetro delle mura. Qual era la sua funzione?

Il Cardinale Gonzaga la fece costruire in occasione dei lavori sulla rinnovata strada per Forlì, nel 1785. Da costui prende il nome questo pregevole manufatto, che è dunque più un arco celebrativo che un vero e proprio fornice d’accesso alla città.

Secondo Corrado Ricci non è improbabile che sia stata edificata nel luogo ove in precedenza sorgeva un avamposto fortificato delle mura cittadine.


PORTA ADRIANA

Porta Adriana (Ravenna)
Porta Adriana (Ravenna) | Foto © _l_italiano, via Instagram

Probabilmente la più famosa. Segna il confine del centro storico, tra via Cavour e piazza Baracca.

Il nome le fu dato a memoria della famiglia degli Andriani, signorotti locali. Costruita in epoca incerta, venne arricchita con i marmi della Porta Aurea, di origine romana, demolita nel 1545. Durante il dominio di Venezia fu arricchita da due leoni, poi mutilati vero la fine del 1700.

Sul lato esterno è possibile poi scorgere un freccia che indica un bisonte nero e il numero 82. L’insegna è quasi certamente quella della 5° Divisione di fanteria “Kresowa” dell’esercito polacco.


PORTA SERRATA (O ANASTASIA O CYBO)

Tre nomi per una porta. Una grande porta, alla fine di via di Roma, che annuncia uno dei pochi tratti in lieve pendenza di Ravenna.

Il primo epiteto, Serrata, sembra derivare da una leggenda legata alla famiglia dei Da Polenta, che padroneggiò da queste parti tra la fine del 1200 e la metà del 1400. Pare che una profezia avesse predetto la loro cacciata dalla città attraverso tale porta. Essi la fecero murare e così rimase per molti decenni, finché Papa Giulio II la riaprì, ma solo nel 1511.

Il nome di Anastasia le venne dato in onore di Nastagio degli Onesti, ravennate del XII secolo, protagonista di una delle novelle del Decameron di Boccaccio.

Cybo, invece, in riferimento al Cardinale Cybo, il quale la fece restaurare dopo un crollo del 1600, imponendole il suo nome.


PORTA NUOVA O PANPHILI

Soldati britannici a Porta Nuova dopo la liberazione
Soldati britannici a Porta Nuova dopo la liberazione | Foto © restistenzamappe.it

Ricostruita nel 1580, da cui il termine “Nuova”, venne restaurata a metà del ‘600 forse su progetto del Bernini.

Il Cardinale Donghi, a cui si deve il restauro, fu il promotore dello scavo del canale “Pamphilio” che aveva il compito di collegare la città al vecchio porto Candiano. Due lapidi alla base ricordano ancora quella grandiosa impresa civile.

Agli inizi del ‘900, il tramvai su rotaie che collegava Ravenna e Forlì passava proprio sotto la porta e annoverava la fermata “Porta Pamphilia”.


PORTA SISI O URSICINA

Porta Sisi (Ravenna)
Porta Sisi (Ravenna) | Foto © arrangiati2020, via Instagram

Delle due nomenclature, una forse è il diminutivo dell’altra. In documenti di varie epoche si trova traccia di una Porta Ursicinis, poi Usisina, Sisina, Sisna, Sicina, e finalmente, nel 1600 appare il nome Sisi. Ursicino, santo di origine ligure, fu martire a Ravenna nel 66 d.C.

Nel 1568 venne rifatta nella forma attuale, ornata da due colonne di granito che sostengono il frontone sul quale è scolpita la data del rifacimento. Questa porta era, ed è ancora, soffocata da vecchie costruzioni, tra via Mazzini e Via Castel San Pietro, tanto che pare un arco, quasi un portico, se non vi si presta attenzione.


PORTA SAN MAMANTE

Porta San Amante, Ravenna
Porta San Amante, Ravenna | Foto © wikipedia.org

Il suo nome deriva dalla chiesa di San Mama, che sorgeva nelle vicinanze.

Edificata nel XI secolo nell’insieme di un complesso difensivo  chiamato “I Bastioni”, fu testimone dell’inizio della Battaglia di Ravenna del 1512. Solo dopo 90 anni da quei duri scontri la porta poté considerarsi restaurata.

Anticamente tra questa porta e Porta Sisi entrava in città il Canale Padenna, per uscire poi dalla parte opposta nei pressi di Porta Serrata, dopo aver attraversato tutta la città.


PORTA AUREA

La Porta che non c’è. Nel periodo romano fu la via d’accesso principale della città. Di fronte ad essa, dove oggi sorge l’ospedale civile, si trovava uno dei principali bacini navali di Ravenna.

Edificata verso la metà del I° secolo dall’Imperatore Tiberio Claudio, lo stesso che fece costruire le mura di Ravenna.

Di questo maestoso ingresso alla città oggi rimangono soltanto i basamenti. Le due torri principali vennero demolite dai veneziani nel XV secolo e un secolo dopo venne smantellata per ricavare materiale d’ornamento di altre Porte.

Fu una porta prestigiosa che qualcuno vorrebbe addirittura dorata, da cui il nome di Aurea. Nei `”Lustri Ravennati” scritti da Serafino Pasolini si legge che “ella era adornata di due grandissimi specchi, acciò in essi si potessero specchiare li trionfanti entrando nella città”.

Pierpaolo  Zoffoli

Pierpaolo Zoffoli

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A cura della Redazione Locale
E-mail: turismo@comune.ravenna.it

Ultima modifica: 19 April 2021

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