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Palazzo Bracci ora Albergo Cappello

Via IV Novembre, 41 - Ravenna
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Uno dei più interessanti edifici del Rinascimento ravennate è situato in via IV Novembre, all’angolo con il vicolo Casa Matha, al civico 41, oggi sede dell’elegante Albergo Cappello.

La tradizione popolare vorrebbe che in questa dimora gentilizia fosse nata Francesca da Polenta, moglie di Giangiotto Malatesta, la sventurata amante della Commedia dantesca, anche se il palazzo di suo padre, Guido Minore da Polenta, nei pressi di Porta Sisi, è precedente di circa due secoli.

Palazzo Bracci, dal nome della famiglia che lo abitò più a lungo, risale infatti al XV secolo: sorse nel 1468, in prossimità della chiesa di San Michele in Africisco, grazie all’accorpamento di vecchie casupole poste lungo il fiume Padenna. Si tratta di un perfetto esempio d’architettura veneta classica, con la calda tonalità del cotto e l’elegante marmo bianco di balconcino, colonnine e due pigne sovrapposte sui pilastri degli angoli.

Anche la porta è incorniciata di marmo, con decorazioni di stile rinascimentale e così pure gli stipiti delle finestre. Nel 1885, la casa assunse la funzione di albergo (detto del Cappello o Il Cappello o Al Cappello) ad opera di Pietro Minzoni e, per questo, il corpo principale dell’edificio subì un’importante ristrutturazione, che permise di ricavare 24 stanze da letto.

Le finestre originarie del pianterreno divennero tre ampi portoni e, sempre in quegli anni, sul vicolo, alcune finestrelle ad arco tondo acquisirono forme rettangolari.

Dal lontano 1885 si sono succedute diverse gestioni fino al 1984, quando Raul Gardini, industriale ravennate, comprò l’albergo e mise in essere complesse ristrutturazioni: fu così che, sotto numerosissimi strati di calce, intonaci e rivestimenti parietali, tornarono alla luce tracce di cicli decorativi del XVI secolo di pregevolissima fattura che resero necessario e urgente un articolato intervento di restauro.

Il risultato è oggi visibile al piano nobile del palazzo, dove cinque sale hanno rivelato cicli decorativi di alta qualità, articolati negli affreschi alle pareti e nei soffitti di legno dipinti.

Tra le decorazioni dei soffitti, si possono ammirare tavolette e travi decorati secondo un gusto tipicamente quattrocentesco, con soggetti profani e mitologici e insegne araldiche.

Le decorazioni alle pareti, di gusto tardo rinascimentale, si rifanno al genere della “grottesca”, ma con una peculiarità tutta locale, sia per i soggetti che per le scelte cromatiche austere. In un’antica stanza del piano nobile, nell’attuale Salotto Blu, è inoltre presente una sorta di commistione tra una scena di genere e di paesaggio che racconta le tecniche dell’arte della caccia.

I lavori di restauro, terminati nel 1993, hanno riportato agli antichi splendori l’edificio, dichiarato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici “Monumento Nazionale”.

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