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Giovanni Boccaccio (1313 - 1375)

Giovanni Boccaccio

Boccaccio soggiorna a Ravenna fra il 1345 e il 1347 alla corte dei da Polenta. Durante la permanenza in città, il poeta approfondisce le sue ricerche biografiche e letterarie su Dante Alighieri, maestro ideale di vita e poesia, i cui risultati confluiranno nell’opera Trattatello in laude di Dante.

Come Dante aveva evocato la pineta di Classe nella Commedia, così Boccaccio ne fa l’ambientazione della novella di Nastagio degli Onesti nel Decameron. Ricco erede di una nobile famiglia cittadina, Nastagio è perdutamente innamorato di una fanciulla che non ricambia il suo amore; dopo aver assistito ad un terribile inseguimento all’interno della pineta, la giovane cede alle lusinghe di Nastagio e accetta di sposarlo.
Le vicende narrate da Boccaccio ispireranno l’opera di Botticelli, che fra 1482 e 1483 le trasferisce su quattro pannelli destinati una coppia di sposi fiorentini.


Decameron
Giornata V, Novella VIII
In Ravenna, antichissima città di Romagna, furon già assai nobili e ricchi uomini, tra' quali un giovane chiamato Nastagio degli Onesti, per la morte del padre di lui e d'un suo zio, senza stima rimaso ricchissimo. Il quale, sì come de' giovani avviene, essendo senza moglie, s'innamorò d'una figliuola di messer Paolo Traversaro, giovane troppo più nobile che esso non era, prendendo speranza con le sue opere di doverla trarre ad amar lui; le quali, quantunque grandissime, belle e laudevoli fossero, non solamente non gli giovavano, anzi pareva che gli nocessero, tanto cruda e dura e salvatica gli si mostrava la giovinetta amata, forse per la sua singular bellezza o per la sua nobiltà sì altiera e disdegnosa divenuta, che né egli né cosa che gli piacesse le piaceva.
La qual cosa era tanto a Nastagio gravosa a comportare, che per dolore più volte, dopo molto essersi doluto, gli venne in disidero d'uccidersi. Poi, pur tenendosene, molte volte si mise in cuore di doverla del tutto lasciare stare, o, se potesse, d'averla in odio come ella aveva lui. Ma invano tal proponimento prendeva, per ciò che pareva che quanto più la speranza mancava, tanto più moltiplicasse il suo amore.
Perseverando adunque il giovane e nello amare e nello spendere smisuratamente, parve a certi suoi amici e parenti che egli sé e '1 suo avere parimente fosse per consumare; per la qual cosa più volte il pregarono e consigliarono che si dovesse di Ravenna partire e in alcuno altro luogo per alquanto tempo andare a dimorare; per ciò che, così faccendo, scemerebbe l'amore e le spese. Di questo consiglio più volte fece beffe Nastagio; ma pure, essendo da loro sollicitato, non potendo tanto dir di no, disse di farlo; e fatto fare un grande apparecchiamento, come se in Francia o in Ispagna o in alcuno altro luogo lontano andar volesse, montato a cavallo e da suoi molti amici accompagnato di Ravenna uscì e andossene ad un luogo forse tre miglia fuor di Ravenna, che si chiama Chiassi; e quivi, fatti venir padiglioni e trabacche disse a coloro che accompagnato l'aveano che star si volea e che essi a Ravenna se ne tornassono.[…]

Boccaccio, G. Decameron, giornata V, novella VIII. Milano, Hoepli, 1948.

 

(Fonte: Boccaccio in Romagna: manoscritti, incunaboli e cinquecentine nelle biblioteche romagnole a cura di Paola Errani, Claudia Giuliani, Paolo Zanfini; saggi di Lorenzo Baldacchini, Alfredo Cottignoli, Donatino Domini, Sebastiana Nobili. Bologna: Editrice Compositori, 2013)