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Dante Alighieri (1265 - 1321)

  • Zona Dantesca (Tomba di Dante e Quadrarco di Braccioforte)

    Zona Dantesca (Tomba di Dante e Quadrarco di Braccioforte)

  • Particolare della cupola della Tomba di Dante

    Particolare della cupola della Tomba di Dante

  • Tomba di Dante

    Tomba di Dante

  • Basilica di San Francesco

    Basilica di San Francesco

  • Basilica di San Francesco

    Basilica di San Francesco

  • Basilica di San Francesco (cripta)

    Basilica di San Francesco (cripta)

  • Carlo Wostry, "I funerali di Dante", 1921. Museo Dantesco

    Carlo Wostry, "I funerali di Dante", 1921. Museo Dantesco

  • Busto di Dante. Museo Dantesco

    Busto di Dante. Museo Dantesco

  • Biblioteca del Museo Dantesco

    Biblioteca del Museo Dantesco

  • Dante Alighieri, Il Purgatorio, illustrato da Amos Nattini. Museo Dantesco

    Dante Alighieri, Il Purgatorio, illustrato da Amos Nattini. Museo Dantesco

  • Divina Commedia. Biblioteca del Centro Dantesco

    Divina Commedia. Biblioteca del Centro Dantesco

  • Divina Commedia. Biblioteca del Centro Dantesco

    Divina Commedia. Biblioteca del Centro Dantesco

  • Antichi Chiostri Francescani

    Antichi Chiostri Francescani

  • Antichi Chiostri Francescani

    Antichi Chiostri Francescani

  • Museo Dantesco

    Museo Dantesco

  • Biblioteca Classense

    Biblioteca Classense

  • Casa di Francesca (via Zagarelli alle Mura)

    Casa di Francesca (via Zagarelli alle Mura)

  • Casa Scarabigoli

    Casa Scarabigoli

  • Pineta di Classe

    Pineta di Classe

  • Dante Alighieri

    Dante Alighieri

Ravenna appare a Dante la sede più adeguata per portare a termine la Divina Commedia. Al suo arrivo in città, probabilmente nel 1318, trova asilo presso la corte di Guido Novello da Polenta, signore della città e uomo dai vasti interessi culturali. A Ravenna il Poeta si immerge in un luogo di serenità, ideale per concludere la stesura del Paradiso: l’evocazione della città nella Commedia, infatti, è sempre connotata da una patina di tranquillità e quiete. A Ravenna, Dante diventa subito oggetto di una devozione che alla sua morte, avvenuta nel settembre 1321, si trasforma in vero e proprio culto.

Oggi la città perpetua la memoria del Sommo Poeta con il ricco programma di conversazioni, letture, mostre e concerti del Settembre Dantesco e ne custodisce cimeli e ricordi all'interno Museo Dantesco. Assieme alla Tomba di Dante, al Quadrarco di Braccioforte e alla Basilica di San Francesco, il museo fa parte della "Zona del Silenzio", l'area che racchiude i luoghi danteschi di Ravenna. 

 

 

Francesca Da Polenta
Inferno V, 97-99
Siede la terra dove nata fui
sulla marina dove 'l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.

 

Ravenna
Inferno XXVII, 40-42
Ravenna sta come stata è molt'anni:
l'aguglia da Polenta la si cova
sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni.

 

Le famiglie nobili Ravennati
Purgatorio XIV, 107-108
La casa Traversara e li Anastagi
(e l'una gente e l'altra è diretata)

 

Il lito di Chiassi
Purgatorio, XXVIII, 1-21
Vago già di cercar dentro e dintorno
La divina foresta spessa e viva,
Ch’a li occhi temperava il novo giorno,

Sanza più aspettar, lasciai la riva,
Prendendo la campagna lento lento
Su per lo suol che d’ogne parte auliva.

Un’aura dolce, sanza mutamento
Avere in sé, mi ferìa per la fronte
Non di più colpo che soave vento;

Per cui le fronde, tremolando, pronte
Tutte quante piegavano a la parte
U’ la prima ombra gitta il santo monte;

Non però dal loro esser dritto sparte
Tanto, che li augelletti per le cime
Lasciasser d’operare ogne lor arte;

Ma con piena letizia l’ore prime,
Cantando, ricevieno intra le foglie,
Che tenevan bordone a le sue rime

Tal qual di ramo in ramo si raccoglie
Per la pineta in su ‘lito di Chiassi,
Quand’Eolo scilocco fuor discioglie.

 

Cesare
Paradiso, VI, 52-63
Sott’esso giovanetti trïunfaro
Scipïone e Pompeo; e a qual colle
Sotto ‘l qual tu nascesti parve amaro.

Poi, presso al tempo che tutto ‘l ciel volle
Redur lo mondo a suo modo sereno,
Cesare per voler di Roma il tolle.

E quel che fé da Varo infino a Reno,
Isara vide ed Era e vide Senna,
E ogne valle onde Rodano è pieno.

Quel che fé poi ch’elli uscì di Ravenna,
E saltò Rubicon, fu di tal volo,
Che nol seguiteria lingua né penna.
 

San Pier Damiano
Paradiso, XXI, 106-126
«Tra’ due liti d’Italia surgon sassi
E non molto distanti a la tua patria,
Tanto che’ troni assai suonan più bassi,

E fanno un gibbo che si chiama Catria,
Di sotto al quale è consacrato un ermo
Che suole esser disposto a sola làtria».

Così ricominciommi il terzo sermo;
E poi, continüando, disse: «Quivi
Al servigio di Dio mi fe’ sì fermo,

Che pur con cibi di liquor d’ulivi
Lievemente passava caldi e geli
Contento ne’ pensier contemplativi.

Render solea quel chiostro a questi cieli
Fertilemente; e ora è fatto vano
Sì che tosto convien che si riveli.

In quel loco fu’ io Pietro Damiano,
E Pietro Peccator fu’ ne la casa
Di Nostra Donna in sul lito adriano.

Poca vita mortal m’era rimasa,
Quando fui chiesto e tratto a quel cappello,
Che pur di male in peggio si travasa.

 

Alighieri, D. La Commedia secondo l'antica vulgata, a cura di Giorgio Petrocchi. Milano: Mondadori, 1966-1967.