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Henry James (1843 - 1916)

Henry James

Ore italiane (1873)
[...] D'altro canto Ravenna iniziò a vivere con la Chiesa e tutti i suoi monumenti, tutti i suoi resti antichi hanno un'armoniosa rigidità. Attorno alla metà del I secolo, la città ebbe un santo esemplare, Apollinare, discepolo di Pietro, cui sono dedicati i due più bei luoghi di culto del luogo. E fu appunto verso uno di questi, chiamato scherzosamente "nuovo", che diressi i miei primi passi. Mi soffermai un poco all'esterno, a guardare la grande e rossa torre campanaria di forma cilindrica, così rugginosa, così sgretolata, così arcaica eppure così risoluta a far sentire i propri rintocchi ancora per uno o due secoli; poi mi inoltrai nella frescura dell'interno, tra le lucenti colonne marmoree, le strane lapidi coperte di antichi rilievi, i sarcofagi e i lunghi mosaici che scintillano in alto, sulle pareti della navata centrale.

[...] Il resto della mattinata lo trascorsi passando incantato dalle calde strade inondate di luce dorata al freddo e grigio interno delle chiese. Quel grigio però era dovunque vivificato dallo scintillio delle volte e delle trabeazioni ricoperte di mosaici più o meno arcaici, ma sempre brillanti ed elaborati; dovunque si sentiva anche lo stesso profondo stupore per il fatto che, mentre i secoli erano trascorsi ed erano caduti e risorti imperi, queste piccole tessere colorate di pasta vitrea rimanevano nelle loro sedi conservando intatta la loro freschezza.

[...] Tra la città e la foresta, nel mezzo di un terreno paludoso e malarico, si innalza la più bella delle chiese ravennati, l'imponente tempio di Sant'Apollinare in Classe. L'imperatore Augusto aveva costruito nei dintorni un porto, per la sua flotta, che i secoli hanno insabbiato e che sopravvive solo nel nome di questa antica chiesa. La sua posizione di assoluta solitudine ne raddoppia l'effetto.
Le sue grandi porte si aprirono dinnanzi a me, facendo filtrare un raggio di calda luce nella splendida navata, tra le ventiquattro colonne di marmo cipollino soffuse da una luminescenza perlacea; e la luce salì anche per l'ampia scalinata dell'abside, per poi trascorrere sotto i mosaici della volta. Rimasi lassù in alto per una memorabile mezz'ora, seduto in quell'onda di luce morbida, a guardare in basso la grigia e fredda ampiezza della navata, e poi fuori dalla porta spalancata, verso il verde vivido degli stagni, porgendo l'orecchio a quella quiete malinconica.

 

Henry James, Ore italiane. Milano: Garzanti, 1984.