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George Byron (1788 - 1824)

George Byron

 

Nella primavera del 1819, il poeta George Gordon Byron conosce a Venezia la giovane rampolla di una famiglia patrizia di Ravenna, Teresa Gamba. Teresa ha solo 19 anni, ma è già moglie del conte ravennate Alessandro Guiccioli, di oltre quarant'anni più anziano. Tra Byron e Teresa nasce subito una forte attrazione.
Il 9 giugno di quell'anno il poeta arriva per la prima volta a Ravenna, prendendo alloggio presso l'albergo Imperiale che sorgeva presso l’attuale Biblioteca Alfredo Oriani, a pochi passi dalla Tomba di Dante.
Il Lord ritorna a Ravenna nell'inverno successivo e, a un veglione carnevalesco in casa del Conte Cavalli, si presenta come "cavalier servente" – l'amante ufficiale – della Contessina Teresa e sbalordisce gli ospiti portando con sé ben sette domestici e un vero e proprio zoo ambulante.
A Ravenna George Byron impiega il suo tempo scrivendo, cavalcando nella Pineta di Classe e nella Pineta di San Vitale, amoreggiando con Teresa, ma sopratutto complottando con suo fratello, Pietro Gamba, per un motivo che gli aveva acceso la fantasia: la nascente setta dei Carbonari.
In due anni di permanenza a Ravenna, Byron partorisce quattro grandi capolavori drammaturgici: Caino, Marin Faliero, Sardanapalo e I due Foscari. Nel 1823 il Lord lascerà l’Italia e Teresa, sposando la causa della guerra in Grecia.
Presso la Biblioteca Classense sono ancora visibili alcune lettere d’amore, feticci e cimeli in memoria della storia d’amore fra il poeta e la contessina.


Ultimo avanzo di cadente impero
... Più felice Ravenna! oh! di cadente
Impero ultimo avanzo! a te nel grembo
l'esule egregio ebbe riposo. Anch'ella
di polvere immortale Arquà si vanta;
Mentre Fiorenza indarno ognor richiama
La spoglia di Colui che un giorno espulse.

(Traduzione: Giuseppe Gozzino)

 

Ave Maria
Ave Maria! Più santa ora non regna,
Madonna, nè di te quaggiù più degna.
Ave Maria! Sia benedetta l'ora
e il tempo e il luogo ov'io sentii sì spesso
nel pio languor del dì che trascolora
con mille voci Iddio parlar sommesso.
Da una chiesa lontana piange, adora
la sonora campana e il cuor ne è oppresso.
Si arrossa il ciel, nella foresta nera
treman le foglie in suono di preghiera.

(Traduzione: Massimo Spiritini)

 

Dolce ora del crepuscolo (1821)
... Dolce ora del crepuscolo!...nella solitudine della Pineta...
sulle rive silenziose cui circoscrive l'immemorabile foresta di
Ravenna che copre quel suolo dove un tempo ruggirono le
onde dell'Adriatico, fino ai luoghi in cui sorgeva l'ultima
fortezza dei Cesari; foresta sempre verde che rendono sacre per
me le pagine di Boccaccio e i canti di Dryden, oh! quanto io
ho amato l'ora del crepuscolo e te! […]

(Traduzione: Carlo Rusconi)


Memorie profanate
Io cavalco ogni giorno dinanzi al luogo in cui perì nella
sua gloria l'eroe fanciullo che visse troppo per gli uomini, ma
che troppo presto morì per l'umana vanità, il giovine De Foix!
Una colonna infranta, ornata con buon gusto, ma di cui la
negligenza affretta la rovina, rammenta colla sua lapide la
strage di Ravenna, mentre immondezze e piante parassite si
addensano intorno alla sua base.

Io passo ogni giorno dove giacciono le ossa di Dante: una
piccola cupola più forbuta che solenne protegge le sue ceneri,
ma è la tomba del bardo, non la colonna del guerriero che qui-
vi è venerata: tempo verrà in cui, subendo entrambe la stessa
sorte, il trofeo del conquistatore e il volume del poeta scompa-
riranno nella notte che copre i canti e le guerre anteriori alla
morte del Pelide e alla nascita di Omero.

Di sangue umano fu cementata questa colonna, da umane
sconcezze questa colonna è contaminata, come se con tali lor-
dure il rozzo villano volesse manifestare il suo disprezzo per
questo luogo: ecco come vien riguardato un trofeo, e così ono-
rati per esser sempre dovrebbero quei veltri assetati di sangue,
pel cui istinto di gloria la terra conosce i mali che Dante ha
veduto in inferno soltanto.


(Traduzione: Carlo Rusconi)