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Il mistico presagio

Gabriele D'Annunzio
Laudi, II Elettra

Ravenna, glauca notte rutilante d'oro,
sepolcro di violenti custodito
da terribili sguardi,
cupa carena. grave d'un incarco
imperiale, ferrea, construtta
di quel ferro onde il Fato
è invincibile, spinta dal naufragio
ai confini del mondo,
sopra la riva estrema!

Ti loderò pel funebre tesoro
ove ogni orgoglio lascia un diadema.
Ti loderò pel mistico presagio
che è nella tua selva. quando trema,
che è nella selvaggia febbre in che tu ardi.
O prisca, un altro eroe tenderà l'arco
dal tuo deserto verso l'infinito.
O testimone, un altro eroe farà di tutta
la tua sapienza il suo poema.

Ascolterò net tuo profondo
sepolcro il Mare, cui 'l Tempo rapì quel lito
che da lui t'allontana; ascolterà il grido
dello sparviere, e il rombo
della procella, ed ogni disperato
gemito della selva. "È tardi! È tardi!"
Solo si partirà dal tuo sepolcro
per vincer solo il furibondo
Mare e il ferreo Fato.
 
Da: Gabriele D'Annunzio, Il mistico presagio, Laudi, II Elettra, Milano, Mondadori, 1942

Pagine a cura della Redazione Locale

e-mail Redazione: turismo@comune.ravenna.it

Data ultima modifica: 25/02/2014

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