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Dolce vita in pineta

Giovanni Boccaccio (1313 - 1375)
Dolce vita in pineta, Decameron, Giornata V, Novella VIII

In Ravenna, antichissima città di Romagna, furon già assai
nobili e gentili uomini; tra' quali un giovane chiamato
Nastagio degli Onesti, per la morte del padre di lui e d'un suo
zio, senza stima rimasto ricchissimo. Il quale, sì come de' gio-
vani avviene, essendo senza moglie, s'innamorò d'una figliuo-
la di messer Paolo Traversaro, giovane troppo più nobile che
esso non era, prendendo speranza con le sue opere di doverla
trarre ad amar lui. Le quali quantunque grandissime, belle e
laudevoli fossero, non solamente non gli giovavano, anzi pare-
va che gli nocessero, tanto cruda e dura e salvatica gli si
mostrava la giovinetta amata, forse per la sua singular bellezza
o per la sua nobiltà si altiera e disdegnosa divenuta, che né egli
né cosa che gli piacesse le piaceva. La qual cosa era tanto
Nastagio gravosa a comportare, che per dolore più volte, dopo
essersi doluto, gli venne in disidero d'uccidersi. Poi, pur
tenendosene, molte volte si mise in cuore di doverla del tutto
lasciare stare, o se potesse, d'averla in odio come ella aveva
lui. Ma invano tal proponimento prendeva, per ciò che pareva
lui che quanto più la speranza mancava, tanto più moltiplicasse
il suo amore. Perseverando adunque il giovane e nello amare e
nello spendere smisuratamente, parve a certi suoi amici e
parenti che egli sé e 'l suo avere parimente fosse per consuma-
re. Per la qual cosa più volte il pregarono e consigliarono che
si dovesse di Ravenna partire, e in alcuno altro luogo per
alquanto tempo andare a dimorare perciò che, così faccendo,
scemerebbe l'amore e le spese. Di questo consiglio più volte
beffe fece Nastagio; ma pure, essendo da loro sollicitato, non
potendo tanto dir di no, disse di farlo. E fatto fare un grande
apparecchiamento, come se in Francia o in Ispagna o in alcu-
no altro luogo lontano andar volesse, montato a cavallo e da'
suoi molti amici accompagnato, di Ravenna uscì, e andossene
ad un luogo fuor di Ravenna forse tre miglia, che si chiama
Chiassi; e quivi fatti venir padiglioni e trabacche, disse a colo-
ro che accompagnato l'aveano che star si volea, e che essi a
Ravenna se ne tornassero. Attendatosi adunque quivi
Nastagio, cominciò a fare la più bella vita e la più magnifica
che mai si facesse, or questi e or quegli altri invitando a cena e
a desinare, come usato s'era.

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Last modified date: 25/02/2014

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